RECENSIONI
-

_ HOMEPAGE_ | _CHI_SIAMO_ | _LIRICA_ | _PROSA_ | _RECENSIONI_| CONCERTI | BALLETTI_|_LINKS_| CONTATTI

direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Martina Franca

Un nuovo Strauss

Il Festival di Martina Franca, con le dovute modificazioni richieste dalla situazione attuale, ha avuto l'immenso merito di farsi nonostante tutto. E di offrirci, in una nuova traduzione di Quirino Principe e Valeria Zaurino, la prima versione (1912) dell'Arianna a Nasso di Richard Strauss al Palazzo Ducale. Se questa scelta è típica di un Festival e le circostanze la fanno assolutamente comprensibile, oggi non pare più adeguata la presentazione di opere tradotte, tranne forse quelle autorizzate dai compositori stessi. In particolare se il testo, come in questo caso, è buono, molto buono, ma con delle difficoltà quando si tratta anche di cantarlo, come appunto avvenne nel presente caso.

Vero è che la direzione e concertazione di Fabio Luisi quest'anno per fortuna presente sono state mirabili e trasparenti e che l'orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari si mostrava all'altezza del compito, ma senza il Prologo aggiunto per la posteriore versione definitiva l'opera risulta monca. L'altra serata scenica era appunto Il borghese gentiluomo nella versione del 1918: è stata più che altro un'espressione di buona volontà e la parte musicale, la più interessante ma meno lunga, è stata correttamente diretta da Michele Spotti ma senza troppa espressività con la stessa orchestra e alcuni dei cantanti dell'opera. La messinscena di Walter Pagliaro si muoveva secondo le linee tradizionali senza disturbare ma anche senza troppo interesse.

L'interpretazione più rilevante e di maggiore adeguazione alle esigenze della parte era la Zerbinetta di Jessica Pratt, in una versione ancora più pazzesca della successiva. Si muoveva bene e le note stratosferiche arrivavano puntuali e senza problemi, come si poteva comprovare posteriormente in un concerto di canto. Piero Pretti cantava un buon Bacco (lasciamo stare la regia) che però sembrava piuttosto composto da Puccini, ma la lingua e l'emissione portavano fatalmente il bravo tenore su quella strada. Praticamente lo stesso avveniva con la protagonista, una Carmela Remigio come al solito solida professionista ma di timbro alquanto secco e poco adatto al personaggio, e mai carismatica.

Gli altri andavano dal corretto Vittorio Prato (Arlecchino un po'ingolato), all'interessante Eco di Mariam Battistelli (Eco), la brava Driade di Ana Victoria Pitts e gli altri, tra il discreto e il passabile. Va detto anche che il mito della Grecia classica era il filo conduttore di tutto il Festival della Valle d'Itria, con in particolare quello di Arianna appunto per ritrovare il filo come s'intitolava questa 46ª edizione, che accoglieva molti altri concerti ed eventi, tra cui uno davvero fantastico di Anna Caterina Antonacci, premiata insieme a Luisi con il Bacco dei Borboni, che in quest'occasione era assolutamente condivisibile.

Jorge Binaghi

4/8/2020