RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Buoni propositi

Conferenza inaugurale del Teatro Regio di Torino, stagione 2017/2018

Un calice nero al centro, a ben vedere delineato dall'incontro di due silhouettes azzurre, due profili di volti umani, uno maschile e uno femminile: è questa la locandina scelta dal Teatro Regio di Torino per il titolo inaugurale della stagione lirica 2017/2018, Tristan und Isolde di Richard Wagner, in scena dal 10 al 22 ottobre (quale ironia: aprire la stagione il 10 ottobre, compleanno di Verdi, con un titolo wagneriano!). Una locandina che, come ha sottolineato il Direttore Artistico Gastón Fournier-Facio al termine della conferenza stampa di lunedì 2 ottobre 2017, ben riassume le caratteristiche salienti dell'opera: due atti “marini” (ove l'elemento liquido è evocato dal colore azzurro), il primo ambientato sul ponte di una nave, il terzo nel castello diroccato di Tristan in riva al mare, e un atto notturno, il secondo, ambientato nel parco del palazzo di Re Marke, ove la notte è simboleggiata dal colore nero del calice. Un calice, per l'appunto: il mezzo grazie al quale i protagonisti bevono il filtro d'amore che avrebbe dovuto essere di morte, con tutte le conseguenze del caso.

Orgogliosi, giustamente orgogliosi nel presentare questo titolo, il Sovrintendente Walter Vergnano e il Direttore Musicale Gianandrea Noseda, quest'ultimo apparentemente ben ripresosi dall'intervento alla schiena che gli aveva impedito di dirigere quasi tutte le recite del Macbeth a chiusura della stagione 2016/2017, si sono espressi nel corso della conferenza in termini di “sfida”, di “opera intossicante”, che ti prende come una droga e dalla quale non ci si riesce più a liberare se non a prezzo dell'overdose; Paolo Giordana, Capo Gabinetto del Sindaco Chiara Appendino, ha parlato di “montagna da scalare”: definizioni più che calzanti per un lavoro teatrale difficile, impegnativo, prodotto di una cultura tedesca che si innesta a modo suo sulla tradizione operistica italiana, stravolgendone i canoni e imprimendo alla storia della musica un cambiamento di rotta che anticipa di ottant'anni l'atonalità, la dodecafonia di Schönberg, la disgregazione del sistema tonale classico. Noseda affronta il titolo per la prima volta, coadiuvato da Peter Seiffert/Stefan Vinke (Tristan), Ricarda Merbeth/Rachel Nicholls (Isolde), Steven Humes (Re Marke), Martin Ganter (Kurwenal), Michelle Breedt (Brangäne) e Jan Vacíc (Melot), affermati interpreti wagneriani più volte chiamati a calcare il palcoscenico di Bayreuth. È coinvolto dall'opera – lo si capisce dal trasporto con cui riassume il suo approccio alla partitura, che studia da luglio – e coinvolgente risulta il suo intervento alla conferenza, durante il quale riassume la genesi e i retroscena del Tristan und Isolde: l'opera nasce nel 1857-59, ispirata dalla passione adulterina di Wagner per la moglie di Otto Wesendonck, Mathilde (di cui Wagner musicherà alcune sue poesie: nasceranno così i Wesendoncklieder). La storia di due amanti che non dovrebbero amarsi e che tuttavia si amano, spinti da una forza superiore e costretti loro malgrado a tenere celata la loro relazione non poteva non trovare nell'animo del compositore una serie di analogie, ed ecco che le analogie prendono nomi e forme: Tristan-Wagner, Isolde-Mathilde, Marke-Otto. Il parco di villa Wesendonck diventa nell'opera il già citato parco del castello di Re Marke. Tutto torna, in una serie di rimandi che sembrano fatti apposta. Anche il mare ha la sua parte, dal momento che il secondo atto, l'atto del convegno notturno d'amore fra Tristano e Isotta, viene scritto a Venezia; e pare che, su testimonianza di Wagner stesso, i canti dei gondolieri abbiano avuto la loro parte nell'ispirargli l'assolo di corno inglese all'inizio del terzo atto, traslati nella forma di una lamentosa cornamusa di pastore.

A questi riferimenti biografici non è rimasto indifferente Claus Guth, che, nel proporre l'allestimento della Opernhaus zurighese per la prima volta in Italia, ambienta l'opera nei luoghi in cui è stata, potremmo dire, realmente vissuta: i giardini e le stanze di villa Wesendonck. La complessa macchina scenica sarà costituita da imponenti pannelli girevoli, i cui costi sono stati sostenuti dagli sponsor Lavazza e Intesa Sanpaolo, rappresentati in conferenza da Giuseppe Lavazza, Vice Presidente del Gruppo, e Vittorio Meloni, Direttore Relazioni Esterne Intesa Sanpaolo.

Nessun ponte di nave, come si diceva, nessun castello diroccato, ma i luoghi reali dei drammi reali di persone reali, fatti di passioni e di scale di grigi, di Nuages grises, citando un brano del tardo Liszt (di cui Wagner sposò in seconde nozze la figlia Cosima, peraltro...). Perché spesso sentimenti e persone non sono bianche o nere: a farne l'essenza (e a costituirne il fascino) talvolta è l'ambiguità, l'ambivalenza, l'instabilità, a partire dai sentimenti contrastanti che attraggono-respingono Tristano e Isotta, Richard e Mathilde - instabilità che il Richard compositore traduce in un'estenuante instabilità armonico-tonale di quattro ore! Uno sforzo creativo immane, terrificante, che si placa solo quando sopraggiunge la morte dei due protagonisti, la catarsi.

Christian Speranza

7/10/2017

La foto del servizio è di Suzanne Schwiertz.