RECENSIONI
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Milano

Inaugurazione con Macbeth

Alla terza recita le vivissime polemiche della prima sul nuovo allestimento di Davide Livermore ma anche – da una parte del loggione non troppo folta – sull'idoneità di Anna Netrebko per il ruolo della Lady erano già un ricordo del passato. Sala traboccante, successo enorme, anche quando la complessa struttura creata dall'équipe di Livermore sembrava per un attimo cedere in mezzo a un tesissimo silenzio interrotti per alcuni voci – in platea – contro la ‘cervellotica' regìa..Che lo è senz'altro ma riproduce tics del regista (ad esempio, in quest'occasione il ‘prestito' più evidente al cinematografo era a Inception di Christopher Nolan. Non si tratta però di uno spettacolo ‘brutto' e ha alcuni momenti felici per il personaggio della Lady; invece non ci siamo con i cori e soprattutto con le streghe (la coreografia di Daniel Ezralow può non piacere ma almeno permette a Netrebko ballare, molto bene e molto animatamente). Il momento più riuscito era quasi tutto l'ultim'atto, particolarmente ben risolto nei primi due quadri e soprattutto nel sonambulismo (la scena finale un po' meno).

La parte musicale offriva in primis una bacchetta straordinaria, quella di Riccardo Chailly (il balletto dell'atto terzo– la versione era quella di Parigi nel 1865 con in più la morte del protagonista della prima del 1847– non l'ho sentita mai così dal vivo nè in un'unità così forte con il dramma che si svolge sul palcoscenico) che se qualche volta ‘indugiava' lo faceva in consonanza con l'oscurità e gravità de testo e situazione. Orchestra e coro, preparato da Alberto Malazzi, si mostravano davvero ispirati.

Forse l'interpretazione più equilibrata tra aspetto scenico e vocale era quella del Banquo di Ildar Abdrazakov, giustamente acclamato. Ma ovazioni vere e proprie riceveva anche la coppia protagonista.

Luca Salsi era in ottima forma, ma l'attuale insistenza nel dare rilievo a ogni parola cospirava contro la linea di canto. Anna Netrebko è forse la migliore tra le Lady dell'attualità (come in altri casi fino a poco fa riservata a poche oggi molte – troppe- credono di potere farla loro impunemente). Il ruolo mette di rilievo la potenza e squillo del registro acuto forse troppo luminoso e la capacità per filare il suono, ma anche un grave sempre più esagerato e artefatto. Le agilità sono buone quanto basta e l'interprete si mostra molto partecipe.

Francesco Meli cantava il suo Macduff molto bene, ma non pareva troppo coinvolto nell'azione. Bene Iván Ayón Rivas nei panni di Malcolm, corretti gli altri ma vanno notati sia la Dama di Chiara Isotton (di acuti eccezionali) sia il Medico di Andrea Pellegrini. Risultato dunque più che positivo.

Jorge Binaghi

28/12/2021

La foto del servizio è di Brescia & Amisano.