RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


Il Barbiere di Siviglia

all'Arena di Verona

L'opera rossiniana Il barbiere di Siviglia vanta solo quattro edizioni all'Arena di Verona, in effetti veramente poche per un simile capolavoro, tuttavia è da considerare che il melodramma buffo poco s'addice agli spazi aperti e con l'aggiunta di recitativi accompagnati al cembalo. La ripresa dell'allestimento di Hugo de Ana contraddice in parte le considerazioni sopraesposte, almeno per quanto riguarda il pubblico, il quale è accorso numerosissimo alla prima recita.

La Fondazione Arena di Verona ben ha fatto a riprendere uno dei migliori allestimenti degli ultimi anni realizzato dal bravissimo regista, ma anche scenografo, costumista e progettista luci, Hugo de Ana. Egli ci trasporta in un mondo onirico costituito da siepi e interni girevoli, facendo il verso alla commedia dell'arte. Imposta il suo spettacolo sull'eleganza non solo di scene azzeccatissime e costumi variopinti e brillanti ma soprattutto su una recitazione che non trasborda mai negli eccessi e trova una giusta misura ed equilibrio tra ironico e divertente, dosando tutta la drammaturgia della commedia su personaggi credibili, maliziosi e spiritosi. Un piacere immenso assistere a spettacoli così ben fatti, nel solco della tradizione ma con qualche sprizzata di novità (il corpo di ballo che mima molte situazioni su coreografie di Leda Lojodice) e fuochi artificiali nel finale a coronare l'inizio della storia d'amore tra Rosina e Almaviva.

Sul podio dell'Arena debuttava Giacomo Sagripanti, giovane direttore ma con già molte affermazioni artistiche rilevanti, ad esempio lo stesso titolo al Rossini Opera Festival nel 2014. Le impressioni così favorevoli dello scorso anno non sono registrabili in quest'occasione, chi scrive presume che gli spazi areniani abbiano in parte limitato il gesto e le intenzioni del direttore. Infatti, abbiamo avuto una direzione anche accurata, forse troppo nel dettaglio che sovente si perde, a scapito di una non omogenea linearità nei tempi, ora pertinenti ma sovente molto lenti e talvolta slegati. Il piglio intuitivo si notava ed era nel solco della buona concertazione, mancava in generale di un rapporto più coinvolgente tra buca e palcoscenico, e a tal proposito è da registrare anche una non brillantezza nel settore ottoni dell'Orchestra dell'Arena di Verona. Il coro istruito da Salvo Sgrò, seppur nei brevi interventi, è stato professionalmente corretto.

Il cast radunato per questa ripresa di Barbiere, almeno nei nomi è di prim'ordine nei giorni nostri, anche se qualche ingranaggio non ha funzionato alla perfezione.

Il Figaro di Mario Cassi è sostanzialmente corretto ma cantato con una generale piattezza interpretativa ove manca quel tratto sornione ed ironico che contraddistingue il frizzante personaggio. Debuttava nel ruolo di Rosina, e nell'anfiteatro veronese, Jessica Pratt, una delle più acclamate cantanti degli ultimi anni. Il risultato è stato deludente sotto molto aspetti. Non ho nulla da obiettare ad una Rosina soprano, anzi ne sono testimoni passate illustri primedonne, ma per tale operazione ci vorrebbe gusto, malizia, sensibilità interpretativa che nella signora Pratt non ho riscontrato. Innanzitutto vocalmente, poiché la zona grave è molto latente, quella sovracuta non eccezionale rispetto a sue performance precedenti. Non ha centrato il personaggio troppo austero che sovente pareva spaesata. Nel secondo atto non ha cantato l'aria “Contro un cor” ma le celeberrime “Variazioni” di Proch, cavallo di battaglia di tutti i grandi soprani di coloratura. Tale operazione poteva anche essere annunciata nel recitativo precedente, come in genere si usa, ma è piccolo dettaglio, quello che invece ha colpito negativamente è stata la scarsa esibizione di un'aria di bravura, che dovrebbe essere suo terreno fertile, rimediando una mediocre esibizione sia dal punto di vista interpretativo (mancanza di colore) e soprattutto nelle variazioni e nel registro acuto assolutamente ridimensionato.

Antonino Siragusa era per l'ennesima volta il Conte d'Almaviva, anche per lui si trattava di un debutto areniano del ruolo. Egli ha fornito una prova convincente sotto molti aspetti, colore, linea di canto, pertinenza nel legato e nelle variazioni. Personaggio molto elegante e di ottima resa scenica. Ha eseguito il rondò “Cessa di più resistere” che lo mette in parte in difficoltà nelle variazioni spinte, ma nel complesso se l'è cavata con onore.

Lodi unanimi per Bruno De Simone che ancora una volta ci ha deliziato con il suo Don Bartolo strabiliante. Perfetto nella recitazione, canto precisissimo, sillabato puntale. Non saprei cosa aggiungere se non che oggi probabilmente è il migliore in questo repertorio ed è sempre un piacere ascoltarlo, e vederlo in scena per una vis comica simpaticissima e forbita.

Molto buona la prova di Roberto Tagliavini nel ruolo di Don Basilio, ove il cantante emiliano ha trovato un giusto dosaggio d'ironia e canto raffinato in un ruolo che potrà dargli molte soddisfazioni, come quelle che ha regalato al pubblico in questa serata. Aggiungo, con rispetto, che visti i risultati dovrebbe pensare a frequentare più assiduamente i ruoli brillanti-comici, credo che gli siamo molto adatti.

Nel doppio ruolo di Fiorello e Ambrogio si è fatto valere Nicolò Ceriani, ormai colonna portante in questi personaggi del Festival Areniano, Silva Beltrami ha ben caratterizzato Berta e ha avuto il suo momento nell'aria cantata con ottima professionalità. Completava la locandina l'ufficiale corretto di Victor Garcia Sierra.

Al termine applausi scroscianti e numerosissime chiamate alla ribalta per tutta la compagnia.

Lukas Franceschini

19/8/2015

Le foto del servizio sono di Ennevi - Arena di Verona.