HOMEPAGE

-R Registrazione tribunale di Catania n. 4 del 2006 del 3 febbraio 2006

_ HOMEPAGE_ | _CHI_SIAMO_ | _LIRICA_ | _PROSA_ | _RECENSIONI_| CONCERTI | BALLETTI_|_LINKS_| CONTATTI

direttore editoriale Giovanni Pasqualino editeoreedito_


 

 

 


 

EDITORIALE

12/4/2026


Andrea Chénier

al Bellini di Catania

Il dramma storico in quattro quadri Andrea Chénier di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica venne rappresentato per la prima volta al Teatro la Scala di Milano il 28 marzo del 1896. La vicenda, certo poi romanzata, è stata tratta sia da L' Histoire de la societé francaise pendant la Révolution di Edmond e Jules de Goncourt, sia dal dramma in versi del 1849 André Chénier di Jules Barbier, sia infine dall'ampio romanzo dedicato al poeta da Joseph Méry del 1850. Nel libretto illichiano la contessa Maddalena di Coigny, amata dal protagonista, seguirà nella morte l'innamorato prendendo il posto di una condannata anch'essa alla ghigliottina.

Va notato subito come la regia di Giandomenico Vaccari abbia, in linea di massima, rispettato quella che potremmo definire la doppia didascalia del libretto di Illica, sia quella di carattere descrittivo (qualificante la scena) sia quella di carattere prescrittivo (qualificante l'azione), accentuando però una direzionalità drammaturgica più verso la storia d'amore e morte anziché verso connotazioni ed implicazioni sociali, ideologiche e anticlericali fornite dal testo. Sicuramente però la linearità e semplicità della regia non ha disturbato né la musica né l'azione, che si snodavano con una certa fluidità e scorrevolezza, nonostante i tre lunghi intervalli (quasi mezz'ora l'uno) che rallentavano e appesantivano l'andamento complessivo.

Il tenore Fabio Sartori nella parte eponima rivelava fin dall'improvviso “Un dì all'azzurro spazio” il suo vigoroso squillo tenorile e la sua tersa e lucente lama di voce, anche se la foga che lo portava ad anticipare negli attacchi ed una prosodia non proprio accurata ne hanno limitato la buona prestazione. Il soprano Valeria Sepe (Maddalena di Coigny), all'inizio poco concentrata sull' interiorità del personaggio, è cresciuta man mano nel corso dell'opera offrendo un'interpretazione drammaturgicamente accorata e partecipata nel brano “La mamma morta” pur se non sempre precisa e rifinita nei legati. Il baritono Devid Cecchoni (Gérard) ha centrato sicuramente sia vocalmente che scenicamente la forza umana e la nobiltà d'animo del personaggio fin dall'inziale cantabile, “Son sessant'anni, o vecchio, che tu servi!”, appassionata e concitata invettiva contro il ceto nobiliare, degna di un tribuno della plebe. Ma è stato specialmente nel monologo del quadro terzo “Nemico della patria?”, che la sua voce brunita e timbrata si è rivelata in tutta la sua possanza e struggente espressività, esibendo anche una zona centrale davvero mirabile. Il mezzosoprano Anna Malavasi (Madelon) ha fornito del personaggio rappresentato tutta la struggente umanità, avvalendosi di una voce tecnicamente ben strutturata e di un fraseggio accurato e denso di nuances . Il mezzosoprano Nikolina Janevska (la mulatta Bersi) ha affrontato la sua parte con spigliata nonchalance avvalendosi di una voce agile, sinuosa e dallo smalto rifinito. Hanno completato il cast Carlotta Vichi (la contessa di Coigny), Nicolò Ceriani (Roucher), Michele Patti (il romanziero Pietro Fléville), Lorenzo Barbieri (Foquier Tinville), Leonardo Cremona (il sanculotto Mathieu), Cristiano Olivieri (un “incredibile”), Ivan Tanushi (l'abate), Francesco Palmieri (Schmidt), Filippo Micale (il maestro di casa).

Significativi, ben rifiniti, colorati e attinenti al periodo storico designato nel libretto erano i costumi di Mariana Fracasso. L'orchestra del nostro teatro è stata diretta da Paolo Carignani in modo abbastanza equilibrato, anche se con qualche fortissimo di troppo talvolta soverchiava i cantanti. Da segnalare ed evidenziare le pregevoli prestazioni dell'arpa e del primo violoncello che si rivelavano davvero penetranti ed espressivamente significative. La compagine corale del nostro teatro preparato con cura da Gianbartolo Porretta ha svolto il suo compito con estremo garbo mostrando particolare raffinatezza, delicatezza ed eleganza espressiva nei cori di Pastorelli e Pastorelle.

Giovanni Pasqualino
La foto del servizio è di Giacomo Orlando.

 

 

 

 

 

 


La

Servizio di Giuliana Cutore

-

Servizio di Christian Speranza

-

Servizio di Salvatore Dell'Atti

-

Novità in libreria

Cadenze sospese

Servizio di Giovanni Pasqualino

-

Teatro Regio di Parma

Manon Lescaut

Servizio di Christian Speranza