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EDITORIALE

14/4/2019


Londra

Meglio di così…

La forza del destino, nell'allestimento nato ad Amsterdam, approdava alle sponde del Tamigi con straordinario successo e una compagnia di vero lusso. Sullo spettacolo mi permetto di rimandare quando detto nel 2017: “La messinscena per la regia di Christof Loy sarà da mettere fra le più riuscite di quelle che portano la sua firma sebbene ci siano sempre dei momenti e dei concetti discutibili – come al solito la meravigliosa sinfonia [...] risulta interpretata senza ragione pur di presentare elementi che si riscontrano nel dramma di Rivas ma non nell'opera di Verdi; poi c'è quella smania di riempire le arie con personaggi e tanto di agitazione sul palcoscenico – questa volta a far le spese è stata la grande aria di Alvaro; per finire, la fissazione per la scena unica che appena si trasforma forza inutilmente il testo e la diversità tra le scene. Ma invece il lavoro sui personaggi è stupendo, con rilievo particolare per quello di Preziosilla – per fortuna si è pensato di nuovo alla fantastica Veronica Simeoni, che non solo cantava egregiamente ma anche interagiva, si dimenava e ballava seguendo la non facile coreografia di Otto Pichler in modo incredibile.”

Antonio Pappano dirigeva e concertava molto bene ma c'era un distacco in vari momenti che non gli avevo sentito anni fa a Bruxelles. Orchestra e coro, istruito da William Spaulding, eccellenti. La coppia protagonista erano Anna Netrebko e Jonas Kaufmann, la prima al suo primo incontro con Leonora di Vargas: vocalmente la migliore che abbia mai sentito, perfetta, senza nessun problema e nessuna stanchezza, incalzata da vicino da Anja Harteros che la supera come interprete. Il tenore ha sempre qualche spigolosità e qualche suono stimbrato (aria) ma è un grande fraseggiatore e artista intenso. Il suo rivale era l'immenso Ludovic Tézier applaudito con delirio dopo l'aria e anche dopo la cabaletta ma non brillava solo in questi momenti: autentica voce da baritono verdiano e molto intenso nel porgere ogni intervento suo era una lezione di canto. “Alessandro Corbelli meritava sicuramente le ovazioni e le risate che destava il suo sensazionale Melitone, il migliore che mai mi sia stato dato di vedere insieme a quello, indimenticabile, di Sesto Bruscantini”. Ferruccio Furlanetto malgrado il passare degli anni è ancora un valido Padre Guardiano che compensa qualche nota non bella con l'accento. Poco resta invece di Robert Lloyd nel Marchese di Calatrava, unico neo nella compagnia. “Carlo Bosi, se bisogno c'era, dimostrava ancora una volta con Trabuco perchè si tratta del migliore caratterista italiano. Avere poi Roberta Alexander per il breve ruolo di Curra (sebbene Verdi l'abbia pensato per un mezzo e non per un soprano) era davvero un lusso.” Come si vede dalle virgolette il Teatro ha avuto il buon senso di fare leva su parecchi dei primi interpreti. La recita veniva trasmessa in diretta sugli schermi di varie sale cinematografiche e sarebbe d'aspettarsi un DVD. Tutto esaurito, file di attesa e ovazioni a non finire.

Jorge Binaghi

La foto del servizio è di Bill Cooper.

 

 

 

 

 

 

 


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