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direttore editoriale Giovanni Pasqualino editeoreedito_


 

 

 


 

EDITORIALE

17/5/2021


Limiti e carenze dello streaming

Cristoforo Munari, Natura morta con strumenti musicali

I lettori di bellininews avranno sicuramente notato che le pubblicazioni di recensioni si sono notevolmente ridotte e affievolite nel corso di quest'anno, anno nel quale il Covid ha imperversato. Chi scrive ha invitato gli stessi collaboratori operanti in Italia e all'estero a ridurre al minimo e se possibile evitare del tutto tale tipologia di “critica in differita”, perché afflitta e oppressa da gravi limiti e carenze che cercheremo di analizzare in modo semplice, diretto e senza edulcorazioni di sorta.

La prima grave carenza dello streaming è certamente la mancanza di pubblico, che rappresenta di fatto l'estrema negazione dell'essenza stessa del teatro e della sua funzione socio-culturale che è quella per l'appunto di dar vita ad una comunità convenuta per l'ascolto, la visione e la comprensione di un evento artistico.

La seconda grave conseguenza è la totale reale mancanza del consenso-dissenso da parte del pubblico virtuale che assiste allo spettacolo in differita, mentre il pubblico in presenza ha invece la possibilità di richiedere dei bis nel caso di gradimento oppure di opporre rumorosi dinieghi nel caso di non soddisfazione. In ogni caso lo streaming elimina ogni approvazione o disapprovazione diretta e spontanea del pubblico, affidando il giudizio alla intercessione mediatica che di fatto viene a surrogare e sostituire il teatro come esperienza viva e diretta, esperienza che rimane il suo tratto caratteristico ed ineliminabile.

In terzo luogo il reclutamento degli artisti non viene determinato e condizionato, come in tempi normali, anche dal botteghino (e dunque dal pubblico pagante), ma da scelte, per quanto legittime possano essere, stabilite in modo aprioristico da sovrintendenze e direzioni artistiche in base a criteri non sempre assolutamente oggettivi e razionali ma dettati sovente da necessità e vincolati da limitazioni economiche, pratiche e logistiche (realizzare le opere liriche senza scene, senza costumi e obbligare il coro a cantare con la mascherina ci pare un vero e proprio scempio).

Pertanto la pratica dello streaming, imposta dalle regole sanitarie dovute al covid, si rivela a nostro avviso come un qualcosa che di fatto non tiene in vita l'arte e la cultura ma anzi la snatura profondamente fino al punto da eliminare in essa la sua linfa vitale. Insomma qualcosa che ci riporta un po' all'idea della pratica dell'imbalsamazione dei cadaveri che può preservare sì il corpo umano dalla decomposizione totale ma non può, senza alcun dubbio, restituirgli la vita vera! Per tali motivazioni bellininews ha preferito ad una tipologia di critica musicale dimidiata, frammentaria e incompleta un dignitoso e secondo chi scrive più decoroso silenzio!

Giovanni Pasqualino

 

 

 

 

 


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