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EDITORIALE

21/5/2019


Ginevra

L'unica opera di Charpentier

Benchè ci siano altri titoli anteriori di Marc-Antoine Charpentier presentati in forma privata, questa Médée, scritta tardi, è considerata l'unico capolavoro lirico dell'autore presentato pubblicamente. Non si capisce perchè sia così poco eseguito, perchè certamente è lungo e le musiche di balletto, come capita con l'opera barocca francese, sono di grande importanza. È vero anche che più che ardite prodezze vocali si richiedono trasparenza nella dizione, capacità tecniche e stilistiche importanti ma non immediatamente visibili con in più un difficile equilibrio tra sentimento e ritegno. Una volta trovati però gli interpreti adatti com'è successo al Grand Théatre felicemente riaperto si è in presenza di un titolo fondamentale del repertorio che attira il pubblico e lo tiene in un pugno dall'inizio alla fine grazie anche alla messinscena di David McVicar, che questa volta non si potrà ‘accusare' di tradizionale. Il mito greco viene trasportato al mondo delle guerre del secolo scorso con Giasone capo di una delle forze armate che difendono il regno di re Creonte (l'altro è il rivale nell'amore di Creusa Oronte). Medea è qui più subdola e finalmente più assetata di sangue – il momento della ‘pazzia' che la fa diventare assassina è un punto memorabile al terzo atto – e la sua possessione da parte delle furie un grande momento teatrale. Certo, c'era Anna Caterina Antonacci per la prima volta in quest'opera ma già notissima Medea grazie alla sua versione della più celebre di Cherubini. Immensa cantante attrice, e, come ha detto qualche collega, degna di venire invitata alla Comédie Française per la sua padronanza della lingua. Quel suo timbro brunito e l'avvenenza fisica, la sua dimestichezza con il barocco, i gesti mai scomposti ma sempre intensi hanno fatto di ogni suo intervento qualcosa di unico che di rado si vede in un teatro lirico.

Se Willard White era un Creonte più interessante dal punto di vista scenico che da quello puramente vocale è stato nondimeno credibile. Bravissimo –c on qualche acuto fisso e bianco – il Giasone del tenore francese Cyril Auvity che nel suo paese va per la maggiore. Molto interessante – anche per la concezione del personaggio – Charles Rice nei panni di Oronte. Keri Fuge si è fatta notare come Creusa e anche uno dei fantasmi. Nérine (ossia la Neris di Cherubini) era la brava Alexandra Dobos-Rodríguez, mentre Cleone, una schiava e soprattutto uno sfavillante Amore, venivano affidati all'eccellente Magali Léger. In altri ruoli piccoli si esibivano con molta fortuna Mi-Young Kim (un'italiana), Alban Legos e Jérémie Schütz. Il coro del Teatro, istruito da Alan Woodbridge, era un elemento essenziale per il successo della serata e non diciamo l'insieme Cappella Mediterranea diretto dal suo fondatore, lo specialista e bravissimo Leonardo García Alarcón. Ancora una parola di ringraziamento per i bravissimi ballerini chiamati anche a movimenti ironici o grotteschi dalla coreografia di Lynne Page, molto azzeccata.

Jorge Binaghi

La foto del servizio è di Magali Dougados.

 

 

 

 

 

 

 


La

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