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EDITORIALE

24/9/2017


Messa Arcaica di Franco Battiato

chiude la stagione estiva del Bellini di Catania

Un intenso afflato mistico ha percorso il concerto che Franco Battiato ha tenuto il 17 settembre al Teatro Antico di Catania, a conclusione dell'interessante stagione estiva proposta dal Teatro Massimo Bellini di Catania. Il programma prevedeva l'esecuzione, a cura dell'Orchestra e del Coro del Bellini di Catania, diretti rispettivamente da Guido Corti e da Gaetano Costa, con Carlo Guaitoli al pianoforte e Angelo Privitera alle tastiere, della Messa Arcaica, una composizione del 1994 che, pur prevedendo una partizione della messa nei suoi momenti tradizionali, Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus Benedictus e Agnus Dei, si apre, sia nella trattazione orchestrale che in quella delle voci, a una tecnica compositiva che, pur nell'ambito del minimalismo, evidente soprattutto nel Kyrie, contrassegnato da un bordone ossessivo che tenta di riprendere la solennità della monodia, sembra privilegiare e accentuare più la modalità che la tonalità, creando una sensazione di musica sospesa in un'evanescente circolarità sonora quanto mai atta a simboleggiare, rendendole pressoché palpabile, l'ansia mistica e la necessità di un divino numinoso, al di là delle personalizzazioni delle singole varie confessioni religiose, un divino nel quale, plotinianamente, le singole personalità umane possono annichilirsi e al tempo stesso trovare completamento e unità, in un annientamento della volontà che le riunisca al pleroma originario.

L'orchestra e il coro del nostro teatro hanno egregiamente contribuito a ricreare quest'atmosfera, che ha rapito il foltissimo pubblico che affollava la cavea. La solennità dei versi latini, recitati a mezza voce da Battiato nelle singole sequenze, in una sorta di monacale monotonia, prima degli interventi corali e di quelli solistici del mezzosoprano Carly Paoli, ha ulteriormente accentuato il carattere arcaico della composizione, riconducendo la mente alle atmosfere dei conventi primitivi, dove il canto dei monaci si stagliava ieratico nei silenzi assoluti delle notti medievali.

La seconda parte del concerto si è aperta con l'intervento del cantautore Juri Camisasca, che ha offerto al pubblico un canto liturgico del X secolo, dal titolo Attende Domine, brano di grande bellezza nella sua suggestiva semplicità, i cui versi sembravano davvero invocare l'attenzione e il perdono divini sulle miserie e i peccati umani. È seguito poi un omaggio a Edith Stein, una canzone dal titolo Il Carmelo di Echt, che ripercorreva l'itinerario mistico e il martirio a opera dei tedeschi dell'allieva e poi assistente di Edmund Husserl. Proprio in quest'ultimo brano, che rivisitava l'esistenza di una donna ebrea, che dall'ateismo giovanile passò alla conversione al cattolicesimo e poi al martirio nazista, era evidente il lungo fil rouge che sembrava unire in una sorta di sincretismo mistico le religioni del mondo, in fin dei conti espressione della stessa volontà di bene, di pace e di reale umanità, che da sempre si contrappone alle feroci istanze della più bieca barbarie.

È poi rientrato in scena Battiato, affiancato dall'orchestra, con Carlo Guaitoli alla direzione e al pianoforte, e sempre da Angelo Privitera alle tastiere, che ha offerto al pubblico entusiasta alcune delle canzoni più significative del suo repertorio più maturo e filosoficamente impegnato, in ideale unità coll'intento del concerto, tra le quali spiccava Stati di gioia, concludendo con due bis, Io chi sono? e La cura.

Giuliana Cutore

La foto del servizio è di Giacomo Orlando.

 

 

 

 

 

 

 

 


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