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EDITORIALE

18/10/2018


Barcellona

Inizia la stagione con I Puritani e un sentito omaggio alla Caballé

Finita la prima recita del canto del cigno di Bellini si conosceva la notizia – non del tutto inattesa – della morte del celebre soprano catalano. Prima della seconda, a parte dichiarazioni, libro di condoglianze da firmare, annunci di futuri omaggi – anche a Madrid – il direttore artistico del Liceu, Christina Scheppelmann, compariva sul palcoscenico per invitare all'ascolto della prima parte di Casta diva quale cantata dalla Caballé nel 1970 in questa stessa sala e per annunciare che tutte le recite di questo titolo le venivano dedicate postumamente. Alla fine tantissimi applausi e pubblico in piedi.

Ma siccome lo spettacolo deve continuare, parliamo di questi Puritani assenti dal 2001. Anche qui due cast, e un nuovo allestimento in coproduzione con la Welsh Opera e la Danish National Opera per la regia di Annilese Miskimmon, qui ripresa da Deborah Cohen. Per la prima, c'è stata anche per la prima volta un' anteprima per i giovani come si usa alla Scala, per esempio, c'erano tante personalità del mondo della política e della cultura (i primi non si vedono troppo passato questo momento, i secondi sì, almeno in parecchi). Ma questo fatto, insieme alla breve spiegazione proiettata sul palcoscenico a luci spente, visto che l'azione si svolge contemporaneamente nella Belfast dei conflitti del 1970 che ripetono, pare, quelli del 1653 in Inghilterra, originava un piccolo incidente grazie alla situazione attuale della Catalogna.

Lo spettacolo per se stesso presenta note positive e dolenti, e forse queste ultime sono più frequenti. Non si capisce perchè alla fine tutti i responsabili della messinscena venivano sommersi in un mare di fischi; si sono visti altri allestimenti, anche recentemente, simili o anche peggiori ricevuti con indifferenza e magari con qualche aplauso. A quanto pare, le opere italiane e altri titoli popolari di altri paesi sono le uniche intoccabili. Detto questo, la coreografia di Kally Lloyd-Jones faceva venir voglia di ridere. La direzione di Christopher Franklin si rivelava piuttosto buona anche se prediligeva un certo fragore nei momenti più animati e nei finali di atto. Parecchio in forma l'orchestra e anche il coro (sotto la direzione della solita Conxita García) con qualche lieve imprecisione negli attacchi.

Pretty Yende veniva accolta con grandi ovazioni nella parte di Elvira, ma io non mi spingerei a dire che la sua sia la voce più adatta al personaggio. Non si sente troppo, eccezione fatta per il registro acuto e il colore è piuttosto sbiadito – certe variazioni poi fanno sembrare timide e sobrie alcune del passato anche recente. Personalmente trovo, con una proiezione che ha dei limiti per il concertato finale dell'atto primo anche se si sente di più dalle quinte, molto più interessanti e adeguati il colore e l'interpretazione stessa della bravissima María José Moreno nel secondo cast. Javier Camarena, nei panni di Arturo, incominciava con una certa prudenza visto che non si era sentito bene – nondimeno offriva un A te o cara e un Non parlar di lei che adoro eccellenti – ma nel terz'atto otteneva un meritatissimo trionfo (così si canta, tuonò dall'alto una voce che mi è parsa quella di Dio). Celso Albelo non aveva un compito facile con questo precedente, ma è uscito a testa alta dal confronto e per fortuna molto più che a Madrid un paio d'anni fa. Mariusz Kwiecien, molto atteso nel ruolo del rivale in amore Riccardo, si ammalava (o altro, non è stato chiaro il perchè) all'ultimo momento e veniva sostituito dal baritono della seconda compagnia, Andrei Kymach, con un materiale molto interessante, ma un canto che va subito migliorato, con anche stonature, e un'espressività minima.
Non riesco a capire cosa sia successo a Marko Mimica (Giorgio), ma dall'inizio alla fine si trovava in bassissima forma e non era possibile riconoscere in lui il promettente basso che si era presentato qui due anni fa con il Raimondo della Lucia donizettiana. Infinitamente superiore come suono e come canto (peccato due acuti poco felici) Nicola Ulivieri. Tutt'al più discreti Gianfranco Montresor (Valton, padre di Elvira), Lídia Vinyes-Curtis (Enrichetta) ed Emmanuel Faraldo (Sir Bruno). Teatro frequentatissimo anche se non c'era l'ambito tutto esaurito.

Jorge Binaghi

La foto del servizio è di Antonio Bofill.

 

 

 

 


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