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EDITORIALE

18/2/2019


Barcellona

Prima assoluta al Liceu

Una nuova opera è sempre qualcosa di benvenuto. Questa, la prima del compositore catalano Benet Casablancas, ha per titolo L'enigma di Lea ed il libretto appartiene a Rafael Argullol, con la particolarità che il testo scritto in castigliano è stato tradotto in italiano per le parti soliste mentre il coro si esprime in catalano.

Proprio qui, secondo me, risiede l'aspetto più debole, e non solo per questa originalità: la storia, fortemente simbolica e con tanto di morale alla fine – potrebbe essere forse meglio un oratorio – è quella di una puttana di Dio, appunto Lea, ovvero Allison Cook, mezzosoprano, che ha vissuto un'esperienza erotica totale con la forza divina in un futuro orribile (distopia), che viene cacciata via e costretta a deambulare per secoli e mondi diversi sempre vigilata da Millebocche (soprano di coloratura, Sonia de Munck) e Milleocchi (basso, Felipe Bou) che cercano con successo d'impedirle di raccontare il suo segreto a chicchessia, ma difesa da tre dame della frontiera: Sara Blanch, soprano leggero, Anaïs Masllorens e Marta Infante, mezzosoprani. Nella seconda parte, Lea si trova nel nostro mondo in un manicomio diretto dal dottore Schicksal (Destino in tedesco, controtenore Xavier Sabata) assediata da tre artisti (tenori David Alegret, Antonio Lozano e Juan Noval-Moro) che vogliono conoscere il suo segreto, ma lei si rifiuta. Finalmente giunge Ram (baritono José Antonio López), un cieco conosciuto da lei nella prima parte, solo ragione come lei è solo istinto e malgrado i tentativi disperati dei vigilanti riescono a trovare un contatto, accoppiandosi grazie all'intervento delle tre dame mentre il coro protesta per questa libertà insolita e chiede a Schicksal di riprenderli in mano. Ma anche se breve, il momento vale la pena.

La musica è interessante, particolarmente nei momenti più sinfonici dato che la protagonista deve muoversi in zona acutissima quasi sempre, come i suoi carcerieri, mentre invece le dame, Ram e i tre artisti cantano frasi piuttosto melodiche, e quindi il testo si capisce meglio. Il controtenore canta, recita e parla e il coro ha un po' una funzione liturgica. Molto azzeccata la messinscena di Carme Portaceli, come le scene di Paco Azorín e i costumi di Antonio Belart. Interessante la coreografia (otto ballerini) di Ferran Carvajal durante l'atto sessuale.

Molto bene il coro preparato da Conxita García e ottima la prova dell'orchestra diretta in modo egregio da Josep Pons. Tra i cantanti spicca López. Cook fa il possibile con una parte difficilissima ma il suo acuto risulta stiracchiato. Benissimo le tre dame, e bene i vigilanti. Sabata ha una grande personalità ma una voce dal timbro poco bello, tuttavia in questo caso non importa tanto. I tre tenori a posto, in particolare Noval-Moro. Pubblico attento e applausi cortesi ma anche convinti. L'opera dura un'ora e quarantacinque minuti senza intervallo, cosa sicuramente corretta ma che non aiuta l'ascolto.

Jorge Binaghi

La foto del servizio è di Antonio Bofill.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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