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Nel centenario della morte di

Ruggero Leoncavallo

Figlio di un magistrato napoletano e di una nobildonna pugliese pittrice, Ruggero Leoncavallo nacque a Napoli il 23 aprile del 1857, ma trascorse la prima giovinezza in Calabria, nella cittadina di Montalto Uffugo, dove il padre era stato incaricato a reggere la Pretura locale e dove egli iniziò lo studio della musica con il maestro siciliano Sebastiano Ricci. La sua versatilità e attitudine musicale lo portarono a frequentare il Conservatorio di San Pietro a Majella, dove approfondì gli studi pianistici con Beniamino Cesi e di composizione con Lauro Rossi, diplomandosi nel 1874, a soli sedici anni. In seguito portò a termine anche i suoi studi letterari, seguendo fra l'altro le lezioni di Giosuè Carducci e laureandosi il lettere all'Università di Bologna.

Attratto dalla vita errabonda e avventurosa si recò dallo zio paterno Giuseppe in Egitto, dove venne nominato maestro di musica del fratello del Khedivè Hamid Mahmud, esibendosi anche in vari concerti al Cairo, ad Alessandria e a Porto Said, riscuotendo ovunque strepitosi successi. Fuggito a causa della guerra franco egiziana, si ricoverò a Parigi dove sbarcava il lunario suonando nei café-chantant e nelle sale da concerto. Nella capitale francese incontrò il baritono Victor Maurel che lo presentò a Giulio Ricordi, dal quale ottenne un assegno annuo di duecento lire mensili per la realizzazione di una trilogia sul Rinascimento Italiano dal titolo Crepusculum, trilogia della quale realizzò solo la prima opera, I Medici. In seguito i suoi rapporti con l'editore milanese si incrinarono ed egli offrì i diritti di Pagliacci all'editore Sonzogno, che acquistò dal musicista il 30% sui noleggi dell'opera per venti anni e gli garantì un assegno di tremila lire.

L'opera debuttò a Milano al Teatro del Verme il 21 maggio del 1892 e venne diretta da Arturo Toscanini. Il successo fu grandioso e assicurò a Ruggero Leoncavallo una fama imperitura, oltre a divenire assieme a Cavalleria Rusticana di Mascagni l'opera manifesto del Verismo Musicale Italiano.

Dopo qualche mese Leoncavallo e Giacomo Puccini si incontrarono in un caffè milanese, dove la conversazione in un primo tempo risultò piacevole ma subito dopo si inasprì perché i due compositori scoprirono di voler realizzare un'opera sullo stesso soggetto, tratto da Scènes de la vie de bohème di Henry Murger. In seguito la diatriba divenne vera e propria inimicizia e ostilità che si protrasse per anni, anche perché entrambi i musicisti diedero vita all'opera La Bohème.

Quella di Puccini ebbe la sua prima rappresentazione al Teatro Regio di Torino il 1 febbraio 1896, mentre quella di Leoncavallo ebbe la sua prima al Teatro La Fenice di Venezia il 6 maggio 1897. Negli anni a seguire la partitura del compositore toscano restò con successo nei cartelloni delle stagioni liriche e vi rimane ancor oggi con imperituro successo; invece l'interesse per la partitura del compositore partenopeo andò con il tempo scemando fino a scomparire e non fu neanche ridestata dal successivo rifacimento con il titolo Mimì Pinson, che andò in scena al Teatro Massimo di Palermo nel 1913. Seguirono poi la deliziosa Zazà (Milano 1900) per il libretto della quale il compositore ebbe una polemica con il letterato bolognese Carlo Zangarini e che ai giorni nostri viene ripresa con sempre maggiore frequenza per la sua freschezza; Majà (1910), Zingari (1912), Goffredo Mameli (1916), Edipo Re (postumo 1920). Leoncavallo scrisse anche parecchie operette fra le quali spiccano La reginetta delle rose (1912), Are you there? (1913), Prestami tua moglie (1916); morì a Montecatini il 9 agosto del 1919.

Giovanni Pasqualino

16/12/2019