RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Tutto fumo...

in senso buono!

Il Teatro Regio di Torino dedica il mese di maggio 2018 a due capolavori in miniatura del Novecento scelti col lanternino, due specimina nel loro campo, l'uno di frizzante buonumore, l'altro di drammaticità prettamente moderna che, rappresentate nella stessa serata, formano un dittico inconsueto in cui le emozioni di una pareggiano quelle dell'altra.

Il sipario si alza su Il segreto di Susanna, intermezzo buffo di Ermanno Wolf-Ferrari su libretto di Enrico Golisciani, il cui debutto al Nationaltheater di Monaco di Baviera, nella traduzione tedesca di Max Kalbeck come Susanna Geheimnis , risale al 4 dicembre 1909. Pensata per gli allievi del Liceo Musicale di Venezia, Il segreto di Susanna , nella scelta di un soggetto brillante e leggero e nella sua struttura a tre personaggi, maschile, femminile e muto, (Conte Gil, baritono, Contessa Susanna, soprano, Sante, servo di famiglia), ricalca volutamente La serva padrona, l'intermezzo di Giovan Battista Pergolesi scritto nel 1733 da rappresentarsi tra un atto e l'altro de Il prigionier superbo, sempre di Pergolesi, con protagonisti Uberto, Serpina e Vespone, rispettivamente basso, soprano e servo muto. È un'opera coinvolgente, allegra, estremamente gradevole, di un compositore come Wolf-Ferrari, che, pur trovandosi al crocevia della tradizione tedesca e di quella italiana in una fase di plurilinguismo musicale, specialmente in campo operistico e specialmente in Italia, resta lontano dalle dispute teoriche dell'ultimo Ottocento-primo Novecento e segue una genuina ispirazione priva di sovrastrutture elucubrate. Niente di meglio, quindi che rifarsi con aerea leggerezza agli albori dell'opera buffa, appunto alla Serva padrona di Pergolesi.

Di tutt'altro stampo è La voix humaine, tragédie lyrique del 1958 con libretto e musica di Françis Poulenc, tratto dall'omonima piéce teatrale di Jean Cocteau del 1930. Pezzo di bravura per attrice/cantante, l'atto unico di Poulenc prevede un soprano impegnato in una telefonata, dalla quale lo spettatore deduce che la donna è stata lasciata ed è al telefono con l'uomo che, dopo averle spezzato il cuore, tenta di consolarla come può, mentre già annuncia che partirà per Marsiglia con la nuova fiamma, seguendo itinerari e tappe già battuti con la ex. La donna, di cui non sappiamo il nome, sfodera inizialmente una sicumera con cui tenta di nascondere il suo vero stato d'animo, comunicando che è uscita e ha pranzato con l'amica Marthe, ecc.; ma poco dopo si lascia sfuggire che la sera prima ha tentato il suicidio ingerendo dodici compresse di sonnifero, e che è viva grazie all'intervento dell'amica Marthe che ha chiamato un medico. L'opera si chiude sul ripetuto «Ti amo» della donna, che lascia cadere a terra il ricevitore.

Sono due opere testimoni dell'epoca in cui sono state scritte. Oggi, nell'epoca dei cellulari e delle e-mail, una telefonata come quella della Voix humaine è quasi impossibile da immaginare, continuamente interrotta da un centralino difettoso (le cui centraliniste ispirarono al Proust dei Guermantes una stupenda pagina di virtuosismo letterario), così come la trama del Segreto di Susanna, dove un odore di fumo in casa fa impensierire Gil, che sospetta un amante nascosto nell'armadio o chissà dove, e, dopo diversi escamotage volti a sorprendere questo ipotetico amante, si scopre che a fumare altri non è che la stessa Susanna: il suo segreto è rivelato e Gil, nell'epoca in cui la tossicità del benzo[a]pirene e di altre centinaia di componenti cancerogene del fumo era ancora da scoprirsi, compiace la moglie mettendosi a fumare insieme a lei.

Ludovic Lagarde firma per il Regio un allestimento moderno e dinamico, uno stilizzato appartamento molto funzionale, un po' freddo, con mobili squadrati e tutti bianchi, illuminato da un sapiente gioco di luci firmato Sébastien Michaud, cangianti e sgargianti nel Segreto di Susanna, più fisse su un chiaroscuro di bianco e ombre nella Voix humaine, forse in riferimento all'asetticità di chi sta dall'altro capo del telefono e all'algida situazione che la musica di Poulenc contribuisce a creare, forse in omaggio a Una voce umana, trasposizione cinematografica in in bianco e nero del 1948 con Anna Magnani. In questo appartamento si muovono Vittorio Prato, alias il Conte Gil, Anna Caterina Antonacci, la Contessa Susanna, che interpreta anche la donna della Voix humaine, e Bruno Danjoux, nel ruolo di Sante, tutti sotto la bacchetta incredibilmente vigile di Diego Matheuz alla testa dell'Orchestra del Teatro Regio che, con encomiabile duttilità, spazia dall'azione veloce e incalzante del Segreto di Susanna alla lenta riflessività della Voix humaine, dove anche i silenzi e le attese hanno un loro significato.

Alla prima rappresentazione, mercoledì 16 maggio 2018, Vittorio Prato dà vita a un Conte Gil caratterizzato da vispa animosità, sostenuto da una voce calda, potente ma aggraziata e ben portata, a suo agio in tutti i registri e abituata a farsi agile e leggera grazie alla sua intensa frequentazione col repertorio belcantistico, ma che non sfigurerebbe in ruoli di carattere come il Marcello pucciniano. Vera star della serata è però Anna Caterina Antonacci, che riesce a dar vita a due personaggi totalmente differenti entrando realisticamente nelle loro vite. La sua Susanna è briosa e sa farsi amare per la sua impertinenza mista a una languida dolcezza nella scena di seduzione, nelle movenze come nel canto; ma è soprattutto l'interpretazione della Voix humaine ad essere magistrale: il timbro della sua voce, che spazia dal registro sopranile a quello mezzosopranile, sullo stampo dei soprani Falcon, esalta al meglio le risorse drammatiche del personaggio e del testo, il quale, senza l'adeguata recitazione, non comunica tutto il plusvalore che solo le capacità attoriali dell'interprete sanno far emergere.

Christian Speranza

23/5/2018

Le foto del servizio sono di Ramella&Giannese-Teatro Regio di Torino.