RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Barcellona

Un Don Giovanni High Tech

Quest'allestimento presentato per la prima volta al Covent Garden di Londra per la regia di Kasper Holten è stato molto gradito dal pubblico ed è stato valorizzato dal Teatro stesso in quanto spettacolo high tech: non mi è sembrato poi così tanto, tantissime proiezioni, scena unica a due piani con scale che gira in continuazione, belle luci, bei costumi – a parte che contadini non se ne vedono: tutti nobili, borghesi, piccoli borghesi piuttosto dell'Ottocento. Direi non male anche se ci sono tante cose che trovo superflue: un Commendatore in vestaglia che si aggira ogni tre scene, delle amanti del protagonista –alcune già morte che lo guardano bieco – il coro tra le quinte alla fine dell'atto primo, la presenza costante di Don Giovanni durante le arie delle sue conquiste, reali o pretese, assenza di servitori nel primo quadro, un Don che si tocca o fa dei gesti osceni – il più saporito alla fine di “Là ci darem la mano”, dove cerca di penetrare Zerlina in piedi da dietro. Naturalmente Anna è perfettamente d'accordo con la sua seduzione e le forzature posteriori di regia per questo personaggio cercano di essere coerenti ma musica e testo –anche se tradotto come conviene – le smentiscono. Non vedo perchè alla fine si tagliano tutti i recitativi dopo la morte del protagonista per passare direttamente al concertato finale, in buca, con il protagonista solo sul palcoscenico. Comunque interessante, anche se dal mio punto di vista nessuno è stato superiore a quella scena vuota di Peter Brooks più di vent'anni orsono.

La cosa più importante, secondo me, high-tech o meno, è stata la parte musicale complessivamente buona. Josep Pons dirigeva bene – un po' forte, un po' troppo serio, qualche tempo lento – una brava orchestra del Teatro, anche in parte sul palcoscenico quando ci voleva. Il coro preparato da Conxita García bene nei suoi brevi ma importanti momenti.

La compagnia di canto è parecchio equilibrata: Mariusz Kwicien è un ottimo Don Giovanni, qualche volta un po' brutale nell'emissione e nei recitativi ma penso che sia una richiesta della regia. Chi più applausi ha avuto durante lo spettacolo era Dmitry Korchak, Don Ottavio: bravo cantante, ottimi piani, bel legato e fiato, timbro nasale e impersonale ma omogeneo, buona estensione, artista non molto interessante, ma la parte non è il massimo dal punto di vista drammatico. Simón Orfila presentava un Leporello ben cantato ma parecchio scontato e poco comico – poco ironico soprattutto – dal punto di vista scenico, e il pubblico si scatenava a metà di Madamina: non capita solo in questo Teatro ma francamente... Debuttava Julia Lezhneva nei panni di Zerlina: una bella evoluzione anche se troppi abbellimenti, in particolare in “Vedrai carino”, meno applaudita della molto più interessante “Batti batti”. Debutto anche per Carmela Remigio, una buona donna Anna, ottima tecnica e stile, non troppa qualità timbrica, più a suo agio in “Non mi dir” che in “Or sai che l'onore” e artista impegnata. Miah Persson cantava Elvira: è musicale e non sono un problema gli acuti, alcuni fissi, ma il volume in centro e grave era scarso o inesistente e questo inficiava soprattutto l'aria di sortita e “Mi tradì”. Bella donna e brava artista. Valeriana Lanchas era un Masetto adeguato ed Eric Halfvarson (Commendatore) in qualche momento ricordava ancora il grande cantante di altri tempi. Pubblico molto soddisfatto e plaudente.

È prevista anche un'altra compagnia che purtroppo non potrò vedere: Carlos Álvarez, Mariano Buccino (Commendatore), Vanessa Goikoetxea (Anna), Toby Spence (Ottavio), Myrtó Papatanasiu (Elvira), Anatoli Sivko (Leporello), Toni Marsol (Masetto) e Rocío Ignacio (Zerlina).

Jorge Binaghi

20/6/2017

La foto del servizio è di Antonio Bofill.