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Filosofia ed estetica della musica

di Alberto Cima

È davvero raro nel panorama culturale contemporaneo imbattersi in un volume che riguardo ad una particolare disciplina sappia fornire al lettore una sintesi ed al contempo un'analisi della stessa che risulti essere globalmente esauriente ed esaustiva, tracciandone tematiche, problematiche, mezzi e finalità. Questo è il caso del volume di Alberto Cima dal titolo Filosofia ed estetica della musica pubblicato l'anno scorso per i tipi della Casa Musicale Eco di Monza e proposto al pubblico in una elegante veste tipografica.

L'interessante testo si propone come un manuale quasi onnicomprensivo sul mondo della musica, sulla sua storia, sui grandi compositori, sui grandi interpreti, sulla critica musicale, sulla sua filosofia, sulla sua estetica, sulla sua antropologia, sulla sua psicologia e ancor più sulle implicazioni culturali ed etiche che l'evento musicale da sempre suscita ed ha suscitato all'interno di ogni civiltà del passato e del presente.

Cima ha così preso la mosse dal fenomeno sonoro, soffermandosi sul significato del rumore e del silenzio, definendo anche i parametri del suono (altezza, intensità, timbro e durata), gli elementi fondamentali della musica (ritmo, melodia e armonia) e delineando anche un'interessante excurcus dei vari generi musicali affermatisi nel corso dei secoli (Opera, Oratorio, Operetta, Musical, Musica per film, Musica jazz). Significativi risultano anche i capitoli dedicati rispettivamente al pamphlet del 1837 di Giuseppe Mazzini Filosofia della musica e all'altro celebrato libello Il bello musicale del 1854 di Eduard Hanslick: due singolari volumi che offrirono originali spunti ai teorici della musica dell'800 e diedero anche vita a virulente diatribe e intense polemiche sulla funzione sociale e culturale dell'arte dei suoni.

Di particolare nitidezza e incisività ci è parso il capitolo di quasi cento pagine dedicato alla filosofia ed estetica della musica, nel quale l'autore ha saputo tratteggiare in modo estremamente sintetico e lineare il significato precipuo dell'arte musicale all'interno della cultura occidentale e anche nei suoi rapporti, contaminazioni e aggregazioni con le culture extraeuropee. Il volume viene chiuso in modo congruente con il capitolo Cultura ed etica, dove Cima afferma: «La cultura non è solo trasmissione di conoscenze; è anzitutto proposta di valori e qualità di vita» e continua qualche pagina più vanti: «Basta pensare al modo in cui la lirica italiana si è fatta portavoce delle sollecitazioni del Risorgimento italiano, in particolare attraverso le partiture di Verdi. Basta riflettere sul modo in cui il Blues prima e il Jazz poi hanno saputo incarnare la ferma volontà di emancipazione e dare voce alla protesta di milioni di donne e uomini afro-americani. La musica Jazz ha saputo non solo comunicare, ma persino favorire il processo di emancipazione degli afro-americani nella società occidentale, con la sua capacità di mettere in contatto e fare dialogare fra loro culture diverse…Non si può dimenticare il ruolo che i Beatles hanno ricoperto nella nascita di contestazione giovanile negli anni Settanta o a quello derivato dai “cantautori della protesta” degli anni Settanta (Bob Dylan e Fabrizio De André), che hanno raggiunto intere generazioni, educandole all'espressione poetica della propria rabbia, critica sociale e volontà di cambiamento». E quasi a suggello del suo intrigante e allo stesso tempo educativo, formativo ed edificante volume Cima riporta una frase di Barenboim che andrebbe seriamente meditata da ogni compositore e da ogni interprete: «La maestria tecnica che ovviamente è essenziale al musicista di professione è priva di senso se non partecipa a un processo cognitivo che includa un'ampia base di conoscenza e di cultura». Insomma ci siamo imbattuti in un testo sicuramente molto sintetico ma nello stesso tempo colto e denso, che andrebbe consigliato e proposto in lettura a tantissimi insegnanti e alunni dei Conservatori e degli Istituti Musicali italiani.

Giovanni Pasqualino

5/10/2015