RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


La Fenice inaugura con

Idomeneo

Il teatro La Fenice inaugura la stagione d'opera 2015-2016 con Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart, una nuova produzione che segna la continuità con il recente Die Zauberflöte nella ripetitiva proposta del medesimo autore. Anche alla recita cui abbiamo assistito sono stati eseguiti gli inni nazionali italiano e francese in memoria delle vittime di Parigi e a due giorni dai funerali laici della ragazza veneziana perita nell'attacco al Teatro Bataclan.

Mozart desiderava da tempo comporre una grande opera seria, l'occasione arrivò nel 1780 con la commissione del Teatro di Corte di Monaco di Baviera per il carnevale successivo. Anche se lo stile è nello schema dell'opera classica del tempo, l'autore apportò alcune novità rivoluzionarie. Dapprima trasformò i recitativi accompagnati in autorevole dialogo vocale con una strumentazione raffinata, l'orchestra fu ampliata conferendo ai fiati un rilevante primo piano. È soprattutto l'invenzione e l'espressione musicale innovativa che colpisce anche l'ascoltatore moderno, seppure con un testo librettistico di non eccelso valore. Con Idomeneo Mozart ci offre la sua prima vera composizione completa in forma drammaturgica-musicale, di questa in particolare sono esemplari il colore e la forza orchestrale assommata al grande respiro compositivo e una linea melodica di altissimo valore.

Il libretto di Giambattista Varesco è sommario e mediocre e la drammaturgia latente, compito ingrato del regista, sotto taluni aspetti, è inventarsi un lineare racconto. Questa prospettiva nello spettacolo di Alessandro Talevi non c'era, tutto era astratto, senza una linea guida efficace e molte inutilità. Affiancare moderno e antico senza senso e coerenza potrebbe indurre a pensare che mancassero idee concrete, oppure le idee c'erano ma non sono state focalizzate al meglio. Troppi elementi e situazioni astratte, greci, troiani, vincitori ed esuli, banchetti con cibo vero (ridicoli i vassoi con spaghetti allo scoglio), incomprensivi gli ammiccamenti del coro nella scena iniziale. Poca chiarezza, tanta confusione e situazioni indecifrabili. La scena creata da Justin Arienti non fa di meglio, troppo uguale e spoglia, quando ci sono elementi, questi sono ingombranti in una sorta di studio-biblioteca con tanto di statua di Nettuno imperante. Nel complesso noiosa e stantia, cui contribuisce un ipotetico “mare” su rulli a mano, come nel teatro del Settecento, che parafrasava i burattini e poco si conformava alla situazione visiva. Poco da dire sui costumi scialbi e brutti, di Manuel Pedretti, resterà nella memoria la giacca in lustrini di Idamante, più adatta a un veglione di capodanno.

Migliore, in parte, era l'aspetto musicale per la presenza di Jeffrey Tate, direttore esperto che ha forgiato un suono pieno e variegato nei colori, complice l'attenta, ma non sempre precisissima, Orchestra della Fenice. Tate è eccellente accompagnatore, il recitativo è da manuale, ma è efficace anche la variegata dinamica, sempre morbida e di altro spessore. Molto precisa ed encomiabile la prova del Coro istruito da Claudio Marino Moretti.

Il cast è parso non adeguato alle attese ad eccezione di Monica Bacelli che ha disegnato un Idamante efficace con un ottimo fraseggio nel recitativo e un'adeguata vocalità stilizzata. Brenden Gunnell è un protagonista anche volenteroso ma la voce è aspra, la dizione mediocre, il canto sommario, anche se dobbiamo riconoscergli che ha eseguito l'ardua aria del II atto con impegno ma scarsi risultati. Insignificante, noiosa e monocorde l'Ilia di Ekaterina Sadovnikova, decisamente fuori posto l'Elettra di Michaela Kaume per spessore e tecnica vocale, non per intenzioni. Si ritagliava un successo personale il bravo Anicio Zorzi Giustiniani, Arbace, che esegue anche la seconda e virtuosistica aria “Se la su ne' fai è scritto”. Poco incisivo e grossolano il Gran Sacerdote di Krystian Adam, scialbo Michael Leibundgut, la voce per giunta amplificata con megafono si ipotizza per scelte registiche. Efficaci le parti di fianco nei ruoli dei due cretesi e due troiani.

Al termine il pubblico che gremiva il teatro ha tributato un lungo applauso a tutto il cast, ma la sensazione primaria era la noia.

Lukas Franceschini

10/12/2015

Le foto del servizio sono di Michele Crosera.