RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 

 

Barcellona

Piacevole serata da camera

Il ciclo Grandi Voci proseguiva al Palau de la Música con una serata di Lieder interpretati da due signore quali Magdalena Kozená (mezzo) e la grande pianista Mitsuko Uchida forse più grande lei che non la cantante...

La prima parte presentava il Lied tedesco classico con il ciclo di Schumann sulla regina Maria Stuarda, bene eseguito anche se con qualche r strana e qualche attacco aspro. Dei cinque il migliore era il secondo, Nach der Geburt Ihres Sonne-Dopo la nascita del figlio. Qui già Uchida aveva modo di farsi notare non solo come fine accompagnatrice ma anche negli accordi finali di questa parte, Gebet-Preghiera. Poi cominciavano a farsi notare tossi e starnuti poco sorvegliati e cellulari troppo invadenti e scortesi.

Seguivano poi undici dei celebri Mörike-Lieder di Hugo Wolf. Qui di nuovo, e più ancora, Uchida ha fatto impressione all'inizio del primo (Begegnung-Incontro), nel quarto (Das verlassene Mägdlei-La ragazza abbandonata), in una gradazione incredibile a metà del settimo (Wo find'ich Trost?-Dove trovare consolazione?) e alla fine del decimo (dei glissandi e pianissimi incredibili Nixe Binsefuss, L'ondina Binsefuss). La cantante ha fatto bene ma con una certa monotonia e un vibratello in zona acuta, ed è l'unica evidenza che il tempo comincia a passare; per il resto è sempre una cantante dal timbro chiaro e uguale, dalla voce non potente ma ben proiettata.

Nella seconda parte, con canzoni della sua terra (Dvorak) di marcata indole popolare, stranamente non è stata molto più espressiva, mentre la pianista ci faceva impazzire con l'inizio dell'ultima (O duse drahá, jedinká-Solo per te, unica amata'). Il momento migliore e più equilibrato è stato quando alla fine hanno interpretato una selezione dei Brett-Lieder di Schönberg, ancora non arrivato all'atonalismo e con un forte sapore di canzoni da cabaret molto dell'epoca poco prima dell'inizio della Seconda Guerra dove la Kozená ha mostrato un'interpretazione notevole (a momenti faceva pensare alla Dietrich).

I bis sono stati due: il primo una canzone di Janácek (forse il momento più alto di Kozená) e poi un Nussbaum di Schumann bene eseguito ma dove la cantante non faceva scordare altre interpretazioni molto più rilevanti. Molti applausi.

Jorge Binaghi

25/1/2019