RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

9/4/2016

 

 


 

Barcellona

Otello riabilitato

Dopo l'ultima inutile (per essere benigni) ripresa del capolavoro verdiano (2016) le recite di questa stagione ne propongono una versione degna. Si è lasciato da parte per fortuna lo sciagurato allestimento importato quell'ultima volta e si è preferito affidarsi all'ultimo visto a Monaco di Baviera, sul quale ho riferito qui stesso quasi tre anni orsono. È vero che l'intenzione iniziale era di usare quello di Londra ma tra Brexit e pandemia le autorità, con buon criterio, si sono rifugiate nella vicina Germania. Lo spettacolo di Amélie Niemeyer non è una meraviglia e presta il fianco a diverse critiche: la presenza di Desdemona dall'inizio alla fine – con il suo preteso femminismo – provoca delle incongruenze, fra cui non è la minore anticipare la sua presentazione contro libretto e musica facendo – scusate del poco – che l'Esultate! stia come il cavolo a merenda, ma cerca di lavorare molto sui personaggi (discutibili certo ma interessanti, peccato che il meno interessante – a partire della benedetta correzione politica- sia il protagonista bianco) e l'effetto durante il grande concertato dell'atto terzo è davvero molto riuscito così come i momenti di maggior tensione.

Il pubblico accorreva attirato dal nome di Gustavo Dudamel che se, come si dice, andrà all'Opéra parigina in breve, deve prepararsi in fretta un repertorio, giacché ha spiccato sempre in quello concertistico, non certo nel lirico, non troppo frequentato e senza ricordi importanti. L'orchestra ha suonato bene e il Maestro ha brillato nei momenti più drammatici o agitati mentre l'intimismo di alcune situazioni (la gelosia di Otello compresa) è stato meno interessante. Bene anche il coro istruito come sempre da Conxita García.

Con le limitazioni dovute alla situazione di pandemia (metà della capienza della sala e non la stupidaggine di un massimo di 200 per un teatro con 2000 posti – ogni riferimento a probabili disposizioni italiane non è casuale) in quest'occasione non potrò riferire sul secondo cast dei tre principali (Jorge de León, Eleonora Buratto al suo debutto come Desdemona e Zeljko Lucic. Nel primo cantavano Gregory Kunde, Krassimira Stoyanova e Carlos Álvarez. I due signori si mostravano in forma vocale smagliante e cercavano di adeguarsi alle indicazioni della messinscena, cosa che per Iago è stata davvero difficile. Il soprano, come al solito, è garanzia di alto livello professionale, il che non sempre vuol dire genialità o interesse. La voce sembra a momenti stanca, con suoni fissi o metallici, e i piani non sono sempre cristallini e risultano un po' corti se si ricordano altre sue prestazioni; anch'essa è molto volenterosa nell'eseguire le richieste di un allestimento che la vede quasi sempre sul palcoscenico.

Tutti gli altri erano a posto. Airam Hernández è un tenore con buone possibilità nei pannni di Cassio, Francisco Vas ci offriva un ottimo Roderigo, Mireia Pintó una valida Emilia, mentre Felipe Bou (Ludovico) e Fernando Latorre (Montano), si mostravano corretti nei rispettivi ruoli (forse ancora di più il primo dei nominati). Non sono in grado di dire chi fosse il discreto araldo. Come detto, molto pubblico e tantissimi applausi a fine spettacolo.

Jorge Binaghi

8/4/2021

La foto del servizio è di David Ruano.