RECENSIONI
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Bruxelles

Il grande ritorno della Pénélope di Fauré

Anna Caterina Antonacci

Si potrà credere nel lento ritorno della Pénélope, sola prova per il teatro lirico di Gabriel Fauré, al repertorio di almeno alcuni teatri? Alla versione in forma di concerto di Parigi (2013), seguita da alcune altre in forma scenica in Francia, si aggiunge adesso, proprio come nell'iter iniziale, questa, pure in concerto, nella città che l'accoglieva dopo le prime recite nel paese di origine non lo stesso teatro, perchè La Monnaie è ancora in attesa della fine dei lavori, ma, come è uso fare in ogni caso, la sede preferita per le opere in concerto è il magnifico Palais des Beaux Arts.

La partitura ha dei valori musicali notevoli, incontestabili; può sembrare meno chiaro l'aspetto drammatico, ma criticare quest'ultimo potrebbe indurre in tentazione di fare lo stesso con Debussy. In ogni caso, senza l'allestimento scenico, la musica rifulgeva per i propri meriti e anche grazie alla versione eccellente dell'orchestra del Teatro, diretta magistralmente da un riconosciuto specialista dello stile francese che ha per nome Michel Plasson, e che si guadaganava meritatamente il caloroso applauso di tutti, non solo il pubblico ma anche gli altri interpreti. Il coro, preparato da Martino Faggiano, dava anche un ottimo contributo al successo della serata.

Anna Caterina Antonacci riprendeva il ruolo della protagonista come a Parigi, con la stessa grandezza nell'interpretazione musicale e drammatica, se possibile con ancora più sfumature e più padronanza della tessitura. Yves Saelens non era il tenore presentito per la parte di Ulisse, molto difficile. Il tenore belga faceva del suo meglio con un risultato discreto, ma non è che ci siano oggi molti nomi per questo tipo di ruoli.

Eccellente Vincent Le Texier, che riprendeva anch'esso come a Parigi, e pure meglio, la parte del fedele Eumeo. La fedele anch'essa Euriclea si avvaleva di una buona prova di Sylvie Brunet-Grupposo. I primi tra i disgustosi pretendenti della regina erano un bravo baritono locale, Pierre Doyen, Eurimaco, una delle parti più odiose della lirica, e un interessantissimo tenore francese, Julien Dran, Antinoo, cattivo ma poetico. Tutte le tante parti minori venivano cantate bene o perfino molto bene, perfino da allievi dell'Accademia del Coro de La Monnaie e della Chapelle Musicale Reine Elisabeth. L'enorme sala se non gremita era molto frequentata e gli applausi, non solo per Plasson, erano più che convinti.

Jorge Binaghi

2/3/2017

La foto del servizio è di Benjamin Ealovega.