RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Il balletto Romeo e Giulietta di Sergej Prokof'ev

alle terme di Caracalla

Romeo e Giulietta venne inizialmente concepito da Prokof'ev come opera lirica, ma incontrò moltissimi ostacoli e contrarietà per le sue difficoltà vocali. Pertanto l'autore pian piano trasformò la partitura in suites orchestrali che vennero alla fine assemblate e sistemate in una definitiva composizione per balletto. La prima rappresentazione ebbe luogo a Leningrado l'11 gennaio del 1940 con protagonista Galina Ulanova, mentre la coreografia era di Leonid Lavrovsky. Nel 1946 il balletto entrò nel repertorio del Bolscioi di Mosca e ne diventò uno dei titoli più rappresentati. In questa davvero splendida partitura va rilevata la perfetta tensione lirica che si ravvisa in particolare nel tema d'amore degli infelici amanti e le colorate e vivaci pennellate della Mascherata e della Danza dei cavalieri. Episodio delizioso è l'Aubade con il particolare e originale intervento delle balalaike e l'impiego accorto dell'arpa e della celesta, impasto timbrico usato sovente nella partitura. Da segnalare anche che la caratterizzazione musicale della figura di Mercuzio avviene con sonorità quanto mai ironiche e umoristiche.

L'edizione alla quale abbiamo assistito giorno 4 agosto all'interno della splendida cornice delle Terme di Caracalla a Roma si è avvalsa della smagliante ed estrosa regia di Giuliano Peparini, regia che ha saputo creare un validissimo connubio e una forte sinergia fra palcoscenico, golfo mistico e vera e propria cinesi scenica, imprimendo alla gestualità degli artisti tutto la passionalità e il pathos necessari all'espletamento del tragico amore dei protagonisti. Peparini si è anche occupato della messa a punto della coreografia, manifestatasi subito vigorosa, scattante e fortemente dinamica.

Le scene di Lucia D'Angelo e Cristina Querzola riuscivano a creare un impatto visivo alquanto suggestivo e coinvolgente nel complesso, a prescindere dalla solita e oramai un po' stucchevole riproduzione di alcuni brani salienti del dramma shakespeariano proiettati in parte su alcuni ruderi del grandioso monumento latino. Ben congegnati e ben disegnati e realizzati i semplici ma rifinitissimi costumi di Frédéric Olivier, che riuscivano a potenziare e rendere gradevole l'azione coreografica. Da sottolineare anche le incisive luci di Jean-Michel Désiré che accrescevano l'icasticità e la forza dirompente del dramma. Congruenti e pertinenti anche i suggestivi video di Alvin Rosa e Thomas Besson D/ Labs.

Protagonisti della serata sono stati l'orchestra, l'Etoile, i primi ballerini, i solisti e il corpo di ballo del Teatro dell'Opera di Roma, con la partecipazione degli allievi della scuola di danza del Teatro dell'Opera di Roma. Claudio Cocino riusciva a dare al suo personaggio (Romeo) tutta la vitalità, la forza, l'irruenza del giovane amante appassionato, sprigionando forza corporea e armonia di movenze atte a esplicitarne il mondo interiore, pieno di trasporto e tenerezza verso l'amata. Susanna Salvi (Giulietta) è riuscita a calarsi in pieno nella sua parte, facendo affiorare i profondi sentimenti di tenerezza e assoluta disperazione della giovane veronese. Sulla scena amore e morte sono riuscite a concentrarsi in modo artisticamente magnifico fino alla catastrofe finale. Federica Maine (nutrice) ha fornito un'esibizione molto contenuta ma nel contempo altamente significativa di un personaggio che si manifesta come testimone impotente di tutta la triste storia. Assolutamente funzionali e pertinenti alla rappresentazione le ottime prestazioni di Alessio Rezza (Mercuzio), Jacopo Giarda (Tebaldo) e Marco Marangio (frate Lorenzo) che imprimevano baldanza e vigore ai loro personaggi, esprimendo anche una ragguardevole tecnica e alta professionalità.

Il resto del corpo di ballo è stato sicuramente all'altezza di tutta la magnifica e suggestiva rappresentazione. La conduzione dell'orchestra da parte di David Levi ha saputo mettere in risalto ogni particolare della magnifica partitura, preparando anche in modo accurato e preciso il lento precipitare di tutta l'infelice storia dei due giovani innamorati verso la triste ma nello stesso tempo catartica fase finale, che vedrà il trionfo dell'amore anche al di là e comunque oltre lo spazio-tempo concesso agli esseri umani su questa terra.

Giovanni Pasqualino

8/8/2018

Le foto del servizio sono di Yasuko Kageyama.