RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Un suggestivo Nabucco a Siracusa

Il dramma lirico in quattro parti Nabucco, abbreviazione di Nabuccodonosor, di Giuseppe Verdi su libretto di Temistocle Solera venne rappresentato per la prima volta al teatro alla Scala di Milano il 9 marzo 1842 ed ebbe un tale successo che seguirono nei quattro mesi successivi altre cinquantaquattro rappresentazioni. Il melodramma, terzo del catalogo del bussetano, verte sul tema dello scontro fra popoli. Il messaggio ideologico veicolato dalla partitura è quanto mai chiaro: le finalità dei grandi ideali collettivi vanno sempre e comunque oltre gli interessi dei singoli individui. Sulla scena della storia europea giunge il momento in cui si iniziano a manifestare e concretizzare gli ardenti aneliti verso i grandi ideali di patria e di nazione. E proprio gli Italiani dell'epoca recepirono l'opera verdiana come un appello alla libertà e all'autodeterminazione dei popoli (la prima Guerra d'Indipendenza Italiana avverrà alcuni anni dopo nel 1848/1849), identificandosi con l'oppressa comunità ebraica e con il suo disperato e nostalgico lamento espresso in modo accorato dai versi cantati dal coro: “Va pensiero sull'ali dorate”.

Sabato 18 luglio 2026 al Teatro Greco di Siracusa ha visto il suo debutto la nuova produzione del celebrato melodramma a cura del Festival Lirico dei Teatri di Pietra in collaborazione con la Fondazione Taormina. La regia di Salvo Dolce ci è parsa assolutamente adeguata e congruente con lo spirito del melodramma, riuscendo a creare una buona osmosi fra palcoscenico e golfo mistico, rendendo duttile e soprattutto funzionale l'intero aspetto drammaturgico che di fatto lega, intreccia e avvinghia nell'opera lirica varie arti, cioè musica, canto, scenografia, recitazione, movenze sceniche, mimica corporea e mimica facciale degli interpreti.

I costumi di Sonia Cammarata si sono rivelati non solo molto curati e rifiniti da un punto di vista sartoriale e stilistico ma anche oltremodo storicamente pertinenti e inerenti alla rappresentazione della trama sviluppata dall'argomento. Le scene di Matteo Capobianco apparivano tanto semplici ed essenziali quanto attraenti e suggestive con le loro superfici riflettenti che restituivano alla vista del pubblico una varietà di forme, ora concave ora convesse, e di variopinti colori assai funzionali al cangiare di situazioni, passioni e sentimenti che si sviluppavano sulle tavole del palcoscenico. Le coreografie di Sarah Lanza, realizzate dal corpo di ballo residente del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, in collaborazione con Jamboree per il fuoco e gli effetti speciali, oltre a sottolineare e potenziare gli aspetti marziali e guerreschi della vicenda, venivano quasi sempre sintonizzate e sincronizzate in modo preciso e accurato con il ritmo della musica.

Il baritono Badral Chuluunbaatar è stato un magnifico Nabucco, esibendo fin dall'inizio della sua performance una presa di voce pulita e precisa, una dizione quanto mai chiara e soprattutto uno splendido fraseggio, tutte doti unite a una prestanza attoriale non indifferente. Parecchio emozionante e toccante la sua interpretazione della preghiera “Dio di Giuda!”. Il soprano rumeno Elena Mosuc (Abigaille), in possesso di una vocalità molto agile e quasi pirotecnica, ci è parsa tuttavia non proprio a sua agio nell'aria “Anch'io dischiuso un giorno/ebbi alla gioia il core”, dove alcuni salti intervallari discendenti nella zona medio-grave apparivano alquanto poco agevoli per la sua tessitura naturalmente molto più a proprio agio nella zona acuta. Molto significativa invece e assolutamente piena di pathos la sua prestazione nel finale “Su me…morente...esanime… discenda il tuo perdono!”. Il basso Khurelbaatar Oyunchimeg nella parte di Zaccaria ha dato prova di una vocalità stentorea, altisonante e assolutamente ben timbrata attraverso la quale riusciva ad imprimere una solenne ieraticità al suo personaggio, specialmente nell'aria “D'Egitto là sui lidi” e relativa cabaletta “Come notte a sol fulgente”. Il tenore Enea Scala (Ismaele) si è dimostrato un cantante dalla salda e sicura impostazione dell'organo fonatorio, impostazione che, unita a uno squillo luminoso e agli acuti sempre coperti e mai aspri, gli ha permesso un'esecuzione sicuramente attraente e ben calibrata sul personaggio. Il mezzosoprano Anna Pennisi (Fenena) ha confermato le doti che le abbiamo conosciute in altre occasioni, vale a dire una tecnica agile, molto duttile e flessibile, unita a una musicalità e capacità espressive e dinamiche notevoli. Si è distinta nell'esecuzione dell'aria “Oh, dischiuso è il firmamento”. Di buon livello anche le prestazioni del basso Jiajian Lin (Gran Sacerdote di Belo), del tenore Pietro di Paola (Abdallo), del soprano Xue Jia (Anna).

Concertatore e direttore d'orchestra è stato il maestro Salvador Valdez che ha guidato con lucidità, accuratezza, scrupolosità ed equilibrio l'Orchestra Sinfonica Residente del Festival Lirico dei Teatri di Pietra in collaborazione con la Catania Philarmonic Orchestra. Abbiamo anche notato con estrema soddisfazione come la partitura del Nabucco aretuseo sia stata proposta nella sua forma integrale cioè senza omissioni o tagli di sorta. A dirigere il Coro Lirico Siciliano è stato come sempre il maestro Francesco Costa sulle cui alte doti interpretative musicali ci sembra oramai quasi ozioso dilungarci. Basterebbe solo riportare il fatto concreto che l'esecuzione del brano corale “Va pensiero sull'ali dorate” è stato l'unico passo di tutta l'opera del quale è stato richiesto a gran voce e con entusiasmo il bis dal foltissimo pubblico convenuto da tutta la Sicilia (abbiamo anche notato parecchie presenze di turisti stranieri) e presente nella cavea.

Questa nuova edizione del Nabucco verrà replicata il 4 agosto al Teatro Greco di Tindari ed il 7 agosto al Teatro antico di Taormina.

 

Giovanni Pasqualino

20/7/2026