EDITORIALE
5/3/2026
L'Inferno secondo Lucia Ronchetti

Le atmosfere sulfuree dell'Inferno dantesco hanno sollecitato l'ispirazione di illustri compositori, da Liszt a Rachmaninov, da Cajkovskij a Zandonai. L'idea del viaggio ultraterreno, inoltre, si pone agli albori dell'opera lirica, basti ricordare l'Orfeo monteverdiano. Detto ciò, particolarmente coraggiosa appare la scelta di Lucia Ronchetti, la quale ha confezionato un lavoro che ha l'ambizione di sintetizzare la prima parte della Commedia vergata dall'Alighieri. Andato in scena a Francoforte nel 2021, condizionato dalle limitazioni imposte dalla pandemia, Inferno viene ora allestito al Teatro dell'Opera di Roma, in una nuova versione integralmente in italiano, mentre la declinazione originaria usava interventi attoriali in tedesco, e con un monologo luciferino scritto da Tiziano Scarpa a concludere il tutto. Nell'impostazione registica di David Hermann l'iconografia usuale, intrisa di fiamme e gestualità orrorifiche, viene trasposta in ambito quotidiano. Le scene di Jo Schramm spostano l'ambientazione in un edificio suddiviso in tre piani, dagli ambienti inferiori dedicati alle cantine e ai depositi rifiuti fino a un appartamento vero e proprio, composto da salotto, camera da letto, sauna, angolo cottura e bagno. Ambienti ridotti, quasi a circoscrivere l'azione in predelle che suggeriscono la forma delle antiche pale d'altare. Allestimento un poco statico, che non incontra totalmente la smisurata complessità della Commedia. Dante, impersonato da Tommaso Ragno, compie il suo viaggio da solo, rinunciando alla guida di Virgilio; quasi a dire che, oggi come mai, l'uomo è solo in un universo indecifrabile. L'Ensemble Neue Vocalsolisten armonizza, in forme madrigalesche, la voce interiore del poeta. La partitura orchestrata dalla Ronchetti è un collage di citazioni, dal Palästinalied di Walther von der Vogelweide alle fanfare rinascimentali, dai capricci paganiniani alle sonorità solenni di Rameau. L'impressione generale è quella di un riepilogare la storia della musica al quale difetta un accento veramente personale, di una miscellanea stilistica a tratti vacua nei contenuti. Ronchetti delinea le coordinate sonore di un mondo fragoroso, dominato dal caos, preda delle percussioni e degli schianti. In alcuni momenti i parossismi sonori coprono la recitazione, che dovrebbe invece essere perfettamente intellegibile vista l'altezza del contenuto. In questo panorama a volte si delinea il movimento di una danza macabra, non immemore delle atmosfere bergmaniane del Settimo sigillo. Fra i momenti più riusciti l'episodio di Francesca (Laura Catrani), il cui canto riverbera la fragilità della natura umana con accenti toccanti. Non a caso solo a lei, insieme a Ulisse, è riservato il privilegio dell'espressione lirica, mentre la residua schiera degli altri dannati è affidata ad attori che imprecano, urlano la propria rabbia e lamentano la miserrima condizione nella quale sono precipitati con accenti di variegata intensità. Ulisse (Leonardo Cortellazzi), è l'uomo pagano che, in vista del Purgatorio, deve rassegnarsi allo schianto del proprio naviglio: qualsiasi grazia è per lui preclusa. Il suo voler restare in scena a ogni costo, la sua riluttanza a sparire dietro la tenda del salotto nel quale è comparso mostrano la caparbia volontà di ignorare i limiti terreni. La virtù cristiana, evidentemente, gli è sconosciuta. Nel finale il testo dantesco, come abbiamo già anticipato, lascia spazio alle parole di Tiziano Scarpa, il quale ha l'arduo compito di far parlare lo stesso Lucifero. Un monologo impossibile, in quanto egli non interagisce con alcuno. Può solo masticare una parola martoriata, per dire il nulla che non si ha il coraggio di ascoltare. Esecuzione diretta con attenzione da Tito Ceccherini. Da segnalare gli interventi del Coro, sempre preciso nelle sue esternazioni. Sala piuttosto piena in occasione della recita di domenica ventidue febbraio, in particolare di giovani e scolaresche, e questo è un aspetto certamente positivo dell'operazione. Riccardo Cenci
La foto del servizio è di Fabrizio Sansoni.
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