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EDITORIALE

17/10/2026


Il senso del racconto

di Cesare Fertonani

Può una sinfonia essere letta come un romanzo? Può essere vista come un racconto musicale senza trama, che svolga un discorso rispettando stilemi archetipici della narrazione romanzesca? In un certo senso sì, perlomeno in un dato repertorio. È questo l'assunto da cui parte l'indagine musicologica di Cesare Fertonani (1962) nell'ultimo suo libro Il senso del racconto (Torino, EDT, aprile 2026). Non più mero genere di intrattenimento galante, non ancora poema sinfonico tout court, nel cono d'ombra che si allunga dietro la Nona di Beethoven, «la sinfonia tedesca dell'Ottocento» (tale il sottotitolo) assume un'importanza e un carattere sociale pari soltanto al romanzo, in grado di parlare alla massa ma anche di costituire una confessione intima del compositore. Per questo Fertonani avvia il suo percorso col capitolo Narrazione e sinfonia, dottissima disamina che accosta per l'appunto tecniche narratologiche proprie della retorica romanzesca e di quella musicale, al fine di trovare un'interpretazione narrativa della dimensione sinfonica così come concepita in area tedesca tra Romanticismo e Postromanticismo, fino alle soglie dell'età moderna.

Procedendo in ordine cronologico, quindi, e tenendo per ferme le teorie fin qui esposte, il libro si addentra nell'analisi di sei sinfonie capisaldi della musica tedesca del XIX secolo declinando in modelli “letterari” contenuti non pensati espressamente a fini narrativi: la «Grande» di Schubert, la «Scozzese» di Mendelssohn-Bartholdy, la «Renana» di Schumann, la Prima di Brahms, la Settima di Bruckner e il «Titano» di Mahler. Di ciascuna viene fornito il contesto storico, le vicende di composizione e il materiale cementante, quali rapporti intervallari e frammenti tematici salienti; dopodiché si passa all'analisi movimento per movimento: ma è un'analisi curiosa e originale, che, basandosi su una molteplicità di fonti e di riferimenti bibliografici, non manca di enucleare quei fattori, quelle caratteristiche “narrative” che costituiscono la chiave di lettura del volume. Talora si ha l'impressione che l'analisi torni sui suoi passi, ripetendo cose già dette: ma permanendo poco di più sulle stesse pagine, si scopre che tale ripasso di concetti altro non è che un andamento a spirale, che allarga la visione delle considerazioni presentate in prima istanza con osservazioni sgorgate nel processo di approfondimento delle stesse.

Nutritissima, si diceva, particolareggiata e approfondita la bibliografia: le svariate fonti consultate e collazionate testimoniano di un ampio lavoro preparatorio, che accresce il valore del volume, oltre che sotto l'aspetto contenutistico, sotto quello documentario (quando si dice che olet lucernam…).

Punteggiano la trattazione discreti quanto forse ancora troppo pochi esempi musicali, spesso di temi caratteristici, che sarebbe interessante vedere ampliati, includendo anche a quelli omessi. Stilisticamente, pur nella serietà che contraddistingue il taglio saggistico, la prosa e il lessico risultano comprensibili, quasi sempre piuttosto scorrevoli, salvo forse quel primo capitolo introduttivo dove la cripticità di alcuni paragrafi si giustifica con la loro densità e con la loro eleganza espositiva: ed è quasi un piacere tornare indietro a rileggerli per coglierli al meglio. La relativa difficoltà di approccio di questo capitolo assume così duplice funzione, in primis spronando a una lettura non superficiale del resto del libro e quindi fornendo un viatico per un avvicinamento attento e rispettoso della materia, in secundis, come accennato, costringendo talvolta a rileggere per soffermarsi su quanto detto e capirlo davvero: la difficoltà come unico accesso alla comprensione e alla semplicità.

Da quanto detto, va da sé che si consiglia la lettura a chi è già «addentro a le secrete cose» e a chi voglia approfondire, lungo una via non ancora battuta, il repertorio sinfonico ottocentesco non disgiunto da uno sguardo alla letteratura. Al tempo stesso l'assunto di base suesposto lancia una sfida per un eventuale dibattito, se questa via d'accesso alla musica strumentale tedesca possa essere o no condivisibile: e fin quando si può discutere e si possono scambiare idee, come per le mele di Russell, si può ancora sperare in una loro moltiplicazione e in una crescita personale.

Christian Speranza

 

 

 

 

 

 

 

 


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