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EDITORIALE

8/12/2021


La versione genovese di

Bianca e Fernando

Eccellente idea questa del Teatro Carlo Felice di Genova di riproporre la seconda fatica lirica di Bellini, che nel lontano 1828 veniva scelta per l'inaugurazione in presenza dell'allora regnante e con grande successo. Una versione che non è per niente identica all'originale presentata a Napoli nel 1826 con il titolo cambiato in Bianca e Gernando per evitare l'omonimia del protagonista con in principe Ferdinando di Borbone. Bellini, riguardo l'edizione genovese, aveva lavorato per migliorare quella originaria, anche grazie all'intervento di Felice Romani, dato che il libretto di Domenico Gilardoni non era precisamente un gioiello. Inoltre modificò anche la parte musicale facendo diventare l'introduzione una vera e propria sinfonia e aggiungendo una cabaletta dopo l'aria di sortita della protagonista, che poi sarebbe passata alla Norma come (“Ah, bello a me ritorna”). Lo stesso coro dei congiurati del 2° atto sarà identico a quello dei druidi della Norma. Il Maestro rivedrà l'orchestrazione e aggiungerà altri elementi, facendo di questa seconda versione qualcosa di più completo e definitivo. Conserverà invece la celebre - a giusto titolo - romanza di Bianca, “Sorgi o padre”, che è stata interpretata da soprani eminenti come Claudia Muzio e il gran duetto tra i due fratelli dell'atto secondo. La complicata trama, di cui è meglio conoscere l'antefatto dell'azione, racconta di un usurpatore (Filippo, basso) che chiude in un orrido carcere il legittimo regnante di Agrigento (Carlo)spargendo la falsa notizia della sua morte; non contento, invia anche il figlio maschio (Fernando) in esilio e pretende la mano della figlia(Bianca). Il ritorno di Fernando sotto il mentito nome di Adolfo, soldato di fortuna intimo di Viscardo, favorito dell'usurpatore, con i suoi seguaci, fa sì che Filippo li accetti come mercenari e comandi al loro capo di uccidere il vecchio Carlo. I due fratelli, dopo un chiarimento sulla situazione,liberano il padre che si riprende il trono.

Il nuovo allestimento di Hugo De Ana è un altro tipico esempio delle virtù e delle limitazioni del noto regista argentino, bellissimo, molto movimentato e animato da tanti mimi e bandiere al vento, bei costumi e affascinanti scene piuttosto atemporali, azzeccati movimenti di artisti e... non si cerchi altro perchè non lo si troverà. La direzione musicale di Donato Renzetti era più che corretta e aveva il merito di stare molto attenta ai cantanti. Orchestra e coro (istruito da Francesco Alberti) del Teatro erano in forma molto buona.

Tra gli interpreti spiccava Salomé Jicia nei panni di Bianca, una voce forse non bellissima ma sana e salda e capace di cantare bene le sue due cabalette (molto insidiosa quella che chiude l'opera). Nicola Ulivieri, ossia il cattivo che non può mai mancare, faceva una bella figura – con qualche limitazione in zona acuta che però risolveva bene, e Alessio Cacciamani (il vecchio Carlo) forniva una prestazione di tutto rispetto anche se il ruolo non è lungo. Buona la prestazione di Giovanni Battista Parodi (Clemente, il vecchio confidente) e Antonio Marini (Uggero, luogitenente di Fernando), e molto interessante Carlotta Vichi (Eloisa, confidente di Bianca). Nel ruolo di Viscardo, già menzionato, non brillava Elena Belfiore. Il pesante ruolo del protagonista toccava a Giorgio Misseri, un tenore di colore discreto, un po'avaro di armonici, che non avrebbe dovuto rischiare negli acuti e sovracuti che la sua tecnica non gli consente; in suo favore va detto che cantava con grande slancio ed era anche molto intenso come attore.

Un pubblico non molto folto applaudiva calorosamente .

Jorge Binaghi

 

 

 

 


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