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EDITORIALE

28/1/2026


Il ritorno di Aida

al Bellini di Catania

Preannunciata per il 20 gennaio, causa il grave maltempo che si è abbattuto sulla Sicilia, la prima dell'opera Aida di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni, che avrebbe dovuto aprire la Stagione di Opere e Balletti 2025/2026 del Teatro Bellini di Catania, è stata spostata a venerdì 23 e nonostante tale inconveniente parterre e palchi erano gremiti di pubblico per l'attesa inaugurazione.

La regia di Marco Vinco si disponeva da un punto di vista spaziale e visivo su due piani, uno inferiore dal quale veniva espressa la dimensione propriamente umana del dramma, ed uno superiore dal quale invece si sarebbe dovuta inferire la dimensione spirituale, così come egli spiega nelle sue note del libretto di sala: “Qui, dietro al sipario di Aida, sembrano davvero incrociarsi l'antico e il sempre nuovo senso del mistero. Qui ci ritroviamo assieme a cercare qualcosa che illumini la nostra esistenza, che restituisca vita alla nostra vita. Per questo motivo ho deciso di raccontare la vicenda di Aida rappresentandone la dimensione terrena attraverso l'azione dei cantanti e la dimensione celeste attraverso coreografie e sospensioni aeree”. In verità le coreografiche sospensioni aeree ideate da Vinco, per quanto fantasiose ed eseguite con stile e perizia da bravissimi ed abilissimi ballerini della Compagnia Create Danza, riuscivano solo in parte ad esprimere l'aspetto per così dire spirituale ed etereo della vicenda, rivelandosi spesso distraenti rispetto all'azione drammaturgica ed alla musica, che a nostro avviso ne uscivano alquanto depauperate. In ogni caso l'effetto circense si effondeva dal palcoscenico senza infamia e senza lode, se vogliamo considerare l'estetica teatrale verdiana che intendeva mirare anche all'emozione del pubblico in quanto considerava l'opera d'arte non tanto quale può sorgere nello spirito d'un artista ma soprattutto quale deve trovare risonanza nel cuore e nell'empatia degli spettatori. Infine l'apparizione di Anubi che attraversa il palcoscenico, specie alla fine del melodramma, ci è sembrata di un'ovvietà massima dal momento che rappresenta il dio egiziano protettore dei morti e proprio con la morte dei due protagonisti si conclude la trama del libretto.

Oksana Dyka (Aida) ha saputo tratteggiare in modo adeguato e disinvolto sia scenicamente che vocalmente il personaggio eponimo, imprimendo ad esso forte carica emotiva, specialmente nel duetto con il padre. Jorge de León (Radamès) si è avvalso di un egregio squillo tenorile e di una lama di voce prestante anche se alquanto poco efficace nelle rifiniture e nell'equilibrio delle sonorità. Il mezzo soprano Nino Surguladze (Amneris) ha sprigionato una carica emotiva di grande impatto che nel corso dei quattro atti è cresciuta sempre più fino al climax finale, unita ad una voce piena, dagli acuti ben torniti e coperti, il tutto arricchito e potenziato da una splendida e sicura zona media. Il baritono Franco Vassallo (Amonasro) imprimeva al suo personaggio impeto passionale e travolgente vigore dominando con sicurezza e maestria l'intera non semplice tessitura affidata al re dei guerrieri Etiopi. Il basso Insung Sim (Ramfis) ha evidenziato una vocalità piena, stentorea e ben timbrata che sprigionava tutta la forza, l'autorità e l'inflessibilità del potere sacerdotale. Efficaci nel loro ruolo anche il basso Emanuele Cordaro (il re), il tenore Ivan Tanushi (un messaggero) ed il soprano Eva Corbetta (una sacerdotessa).

Fabrizio Maria Carminati ha diretto l'orchestra del nostro teatro con eleganza ed equilibrio curando con sobrietà e perizia le sezioni solo strumentali della partitura e nello stesso tempo facendo risaltare le parti vocali, specie quelle di più appassionato lirismo, senza mai sovrastarle. Sempre precisi, accurati e appropriati gli interventi del coro del nostro teatro preparato dal maestro Luigi Petrozziello. Parecchio fantasiosi e originali sia i costumi che le scene curate da Guido Buganza. Suggestive le coreografie di Filippo Stabile e Iliana Ciccarello, e parecchio significative e funzionali all'intera messa in scena le luci di Oscar Frosio. Applausi a scena aperta e calorosi consensi dal folto pubblico intervenuto.

Giovanni Pasqualino

La foto del servizio è di Giacomo Orlando.
 

 

 

 

 

 

 


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