HOMEPAGE

-R Registrazione tribunale di Catania n. 4 del 2006 del 3 febbraio 2006

_ HOMEPAGE_ | _CHI_SIAMO_ | _LIRICA_ | _PROSA_ | _RECENSIONI_| CONCERTI | BALLETTI_|_LINKS_| CONTATTI

direttore editoriale Giovanni Pasqualino editeoreedito_


 

 

 


 

EDITORIALE

17/3/2026


Semiramide

ritorna a Palermo dopo 150 anni di assenza

Il melodramma tragico in due atti Semiramide libretto di Gaetano Rossi, musica di Gioacchino Rossini, ispirato alla tragedia Semiramis di Voltaire, ebbe la sua prima rappresentazione al Teatro La Fenice di Venezia il 3 febbraio del 1823 suscitando all'inizio un moderato entusiasmo che però crebbe fino a diventare acclamato e incontrastato successo prima a Napoli, poi a Vienna e poi in tutta Europa. Con tale opera Rossini non solo si confermò come capace compositore italiano, ma diventò una figura di rilevanza e levatura internazionale. Per dovere di cronaca sottolineato che l'opera ritorna nella città di Palermo dopo circa centocinquanta anni di assenza, dato che l'ultima rappresentazione di essa ebbe luogo al Real Teatro Carolino, diventato poi Real Teatro Vincenzo Bellini, nella stagione 1878/1879.

L'edizione della Semiramide presentata al Teatro Massimo di Palermo nell'allestimento curato dall'Opéra de Rouen-Normandie dall'11 al 18 marzo 2026 (chi scrive ha assistito alla recita del 15) ci sembra abbia eviscerato ed esaltato in maniera significativa i più profondi e riposti aspetti psicologici e psicoanalitici dell'intricata e complessa vicenda d'amore, potere, vendetta e morte, nella quale si possono ravvisare intrecciati tratti amletici ed edipici potenziati e tonificati dall'inquietante apparizione della vendicativa Ombra di Nino, quasi vampiresco revenant che riporta alla memoria l'agghiacciante e raggelante apparizione della statua del Commendatore del mozartiano Don Giovanni.

La regia di Pierre-Emmanuel Rousseau, che ammiccava, in modo più o meno esplicito, al film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick, ha saputo creare un intelligente e armonico equilibrio fra musica, azione drammaturgica, canto, gestualità dei personaggi e loro interagire nello spazio scenico. Suggestivi i costumi dello stesso Rousseau che, seppur esibiti in fogge moderne e contemporanee, non solo non disturbavano l'aura del melodramma ma anzi ne rafforzavano e celebravano la vigoria emotiva e la conturbante sensualità. Un particolare plauso andrebbe anche conferito alle azioni mimiche realizzate da Carlo D'Abramo che hanno impresso una marcia in più alla dinamicità drammaturgica e alla scenografia globale dello spettacolo.

Vasilisa Berzhanskaya (Semiramide) si è rivelato un soprano drammatico dalla voce piena, densa e corposa, tendente alla tipologia del soprano Falcon, cioè con ombrature mezzosopranili e con una zona media netta, pulita, rotonda e incisiva. Impeccabile e apprezzabile è stata la sua esecuzione della cavatina Bel raggio lusinghier. Il mezzosoprano Chiara Amarù (Arsace), la parte in realtà era stata scritta da Rossini per contralto en travesti, già dalla sua cavatina Eccomi alfin in Babilonia Ah, quel giorno ognor rammento, mostrava di essere in possesso di un'ottima tecnica fonatoria e di significative doti espressive, anche se si capiva che era poco a suo agio nelle colorature e talvolta in qualche portamento. Particolarmente efficace e di toccante espressività era la sua interpretazione, assieme a quella della Berzhanskaya, nel duettino Arsace-Semiramide Serbami ognor sì fido. Il basso Mirco Palazzi (Assur) ha esibito fin dal duettino del primo atto Bella imago degli dei una vocalità ben salda, soda, bronzea e timbrata, confermando tali pregevoli qualità anche nel duettino del secondo atto Se la vita ancor t'è cara. Il tenore Maxim Mironov (Ireneo) con la cavatina Ah dov'è, dov'è il cimento svelava il suo scattante e lucente squillo tenorile che dovrebbe però evitare certe asprezze negli acuti. Adeguati ai loro ruoli il mezzosoprano Francesca Cucuzza (Azema), il basso Adriano Gramigni (Oroe/L'ombra di Nino) il tenore Samuele Di Leo (Mitrane). Di particolare charme espressivo ed estremamente trascinante ci è parso il terzetto finale con protagonisti Arsace, Assur e Semiramide L'usato ardir.

A dirigere l'orchestra del teatro Massimo con buon equilibrio e adeguato senso delle proporzioni è stato Christopher Franklin, che già fin dalla celebre Sinfonia introduttiva, ricca di temi ed elementi melodici che riaffioreranno man mano nel corso della partitura, ha saputo realizzare una robusta e ben bilanciata sinergia fra golfo mistico e palcoscenico, mentre il coro dello stesso teatro è stato preparato con cura e diligenza da Salvatore Punturo. Calorosi e prolungati gli applausi del numeroso pubblico intervenuto allo spettacolo.

Giovanni Pasqualino

La foto del servizio è di Rosellina Garbo.

 

 

 

 

 


La

Servizio di Giuliana Cutore

-

Servizio di Christian Speranza

-

Servizio di Salvatore Dell'Atti

-

Novità in libreria

Cadenze sospese

Servizio di Giovanni Pasqualino

-

Teatro Bellini di Catania

Foresta Rossa

Servizio di Giuliana Cutore