RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 

 

 

Innsbrucker Festwochen

Cuore e pensiero di J.S.Bach

Opera speculativa per eccellenza, slegata da una qualsivoglia committenza, Die Kunst der Fuge (L'arte della fuga), non sembrerebbe di per sé adatta a una esecuzione concertistica, nella quale immaginiamo più agevolmente collocati i Brandeburghesi, o altre espressioni strumentali partorite dalla fervida mente di Johann Sebastian Bach. Coraggiosa appare dunque la scelta Roel Dieltiens, alla guida dell'Ensemble Explorations da lui fondato nel 1996, di presentare l'opera al pubblico venuto ad assistere alle Innsbrucker Festwochen der Alten Musik in un'unica serata, tenutasi il nove di agosto. Una decisione audace sulla carta, in realtà giustificata dalla straordinaria capacità del genio di Eisenach di sfuggire qualsiasi deriva didascalica offrendo un lavoro di inaudita profondità. La complessità della scrittura, il suo carattere sostanzialmente astratto, non è ostacolo alla fruizione, ma è anzi un incentivo a penetrare nel laboratorio bachiano, all'interno di un opus rimasto incompiuto per ragioni a noi ignote, e forse per questo tanto più affascinante e denso di significati. L'assenza di qualsiasi indicazione strumentale permette a Dieltiens di giocare con gli incastri timbrici utilizzando combinazioni inedite, mescolando i Contrapunctus e i Canoni componendo nuove forme senza compromettere l'unità del tutto, garantita dall'onnipresente tema principale.

Opera che richiede concentrazione, dunque, della quale era ampiamente dotato il pubblico della sala spagnola del castello di Ambras, ma non refrattaria all'esecuzione pubblica. Dieltens si cimenta al violoncello e all'organo, mentre il resto dell'Ensemble è così composto: Margarete Adorf al violino, Helmut Winke al violino e alla viola, Saskia Fikentscher al flauto dolce, all'oboe e all'oboe da caccia, Dimos de Beun ai flauti e all'organo e infine Tom Devaere al contrabbasso e al violone. Esecuzione impeccabile nella leggibilità del tessuto strumentale, nel luminoso dipanarsi delle voci e nella perfezione delle proporzioni, in grado di delineare le coordinate di un labirinto sonoro nel quale perdersi e ritrovarsi. Peccato solo per le frequenti pause dovute alle accordature, che interrompono la tensione e riportano l'attenzione al gesto concreto che avevamo momentaneamente obliato; il fascino di questa musica è tutto nell'equilibrio fra cuore e pensiero, fra emozione e matematica, fra la concretezza della commozione umana e l'astrazione dell'aspirazione trascendente.

Riccardo Cenci

27/8/2025

La foto del servizio è di Mona Wibmer.

 

 

 

 

 

 

 

22/10/2022