RECENSIONI
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Il Barbiere di Siviglia

all'Arena Opera Festival

L'opera che ha ottenuto un vero trionfo all'Arena Opera Festival è stata Il barbiere di Siviglia, proposto nel riuscitissimo allestimento ideato da Hugo de Ana nel 2007. Forse non poteva essere diversamente nell'anno celebrativo per i 150 anni della scomparsa di Gioachino Rossini. Inoltre, peculiare che la prima fosse programmata circa una settimana prima dell'inizio del Rossini Opera Festival, che propone opere solo in edizione critica e integrale. Tutto l'opposto di quanto ascoltato a Verona, dove, come riferito in conferenza stampa, ci si è voluto solamente divertire cancellando di colpo cinquant'anni di studi: in effetti, Alberto Zedda e Philip Gossett sono scomparsi lo scorso anno.

Hugo De Ana propone uno spettacolo molto divertente e lineare, senza voler cercare letture sofisticate o addirittura chiavi psicologiche. Siamo di fronte a uno spettacolo quasi disneyano, nel quale brillano fantasia e leggerezza. Le scene, sempre di De Ana come i costumi, sono delle siepi che spostandole creano labirinti e antri, sui quali spiccano delle rose colorare e ciclopiche. Gran bel vedere cui si aggiunge una drammaturgia registica elegante e di grande fattura che si rifà alla commedia “goldoniana” senza fortunatamente cadere nel cliché della comicità paesana. Rileggendo il capolavoro rossiniano, il regista segna l'ambientazione sivigliana con garbo ma guarda anche al moderno con una strizzata d'occhio al musical poiché tutto il cast si muove ballando, come i numerosi figuranti-ballerini in divertentissime controscene, sotto la guida di Leda Lojodice, perfetta coreografa. I costumi meravigliosi in stile settecentesco contribuivano alla riuscita di un bellissimo e colorato spettacolo. Puntuale e precisa la prova del Coro diretto da Vito Lombardi.

La parte musicale ha riservato altre luci. Daniel Oren non ha segnato la sua carriera nel nome di Rossini, del quale ha diretto qualche Semiramide e alcuni Barbieri, come lui stesso ha ricordato. Riconosciamo al maestro, solitamente effervescente, una sobrietà manierata e il gusto interpretativo vecchia maniera, che rendevano il tutto molto lineare e sotto taluni aspetti troppo lirico. Di stile nemmeno a menzionarlo, i tagli sono innumerevoli, la libertà esecutiva lasciata ai solisti è eccessiva. Nel complesso la sua concertazione funziona anche se le sfasature tra buca e palcoscenico erano frequenti.

Nel cast la parte del leone l'ha fatta Leo Nucci, ancor oggi capace di galvanizzare il pubblico e concedere il bis della cavatina, a cinquant'anni dal debutto. Oggigiorno non è il caso di chiedere all'artista esecuzioni stilizzate, diverse ammende si dovrebbero evidenziare, e credo non sia pertinente. Si deve invece rilevare l'istrionica verve dell'interprete, vecchio stile, il brio scenico e comunicativo che è il denominatore della sua interpretazione.

Elegante e simpatica la Rosina realizzata da Nino Machaidze, che esibisce una voce autorevole e precisa, ma vuota nella zona grave, quindi propensa al registro acuto, brillante, che è eseguito con fantasiose variazioni. Meno funzionale il Conte d'Almaviva di Dmitry Korchak, il quale avrebbe una formazione stilistica appropriata per il ruolo, eleganza e ottima emissione. Purtroppo è la coloratura a denotare carenze tecniche pesanti poiché abbozzata e poco musicale, mentre l'intonazione è sovente precaria. Carlo Lepore, Dottor Bartolo, è stato chiamato all'ultimo a sostituire il previsto Ambrogio Maestri. Il cantante ha confermato le innate e spiccate doti vocali caratterizzate da un timbro omogeneo, fraseggio accuratissimo e uno stile raffinato che non sconfina nella macchietta.

Altra gloria presente nel cast era Ferruccio Furlanetto, che con l'Arena ha avuto rapporti saltuari, quando anni addietro avrebbe potuto essere una colonna portante. La classe e il timbro restano fermi, l'arguta interpretazione divertente, ovviamente la freschezza è un po' appannata, ma anche in questo caso non è lecito chiedere di più. Memorabile la Berta interpretata da Manuela Custer, ironica e sfavillante oltre quanto richiesto dallo spartito, del quale esegue tutto alla perfezione con stile e omogeneità vocale, e per una volta una seconda parte cantata da un'artista non nella fase conclusiva della carriera.

Completavano la locandina il bravo Nicolò Ceriani nel doppio ruolo di Fiorello e Ambrogio e il professionale Gocha Abuladze, un Ufficiale.

Anfiteatro quasi esaurito, successo travolgente, che al termine si è trasformato in apoteosi quando si esplodono i fuochi d'artificio.

Lukas Franceschini

21/8/2018

Le foto del servizio sono di Ennevi-Arena di Verona.