RECENSIONI
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direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Cento anni di Hans Werner Henze

A partire dalla metà degli anni Sessanta e per circa un decennio, Hans Werner Henze abbandonò le grandi forme operistiche per costruire un teatro dal respiro più breve, ma non per questo meno interessante. La sua alterità nel panorama coevo era evidente, così come la sua ambizione di edificare un corpus compositivo anticonformista e del tutto personale. Per questo plaudiamo all'iniziativa del Teatro dell'Opera di Roma che, in occasione del centenario della nascita del musicista, ha programmato due lavori significativi come El Cimarrón e La piccola cubana, quest'ultimo in particolare quasi sconosciuto, di rara esecuzione e presentato in prima italiana. Occasione unica che non è sfuggita agli addetti ai lavori, presenti in massa alla prima andata in scena nella sede più raccolta del Teatro Nazionale lo scorso 15 maggio. Se qualcosa mancava era semplicemente il pubblico. Coinvolgere gli spettatori riguardo alla modernità non è mai facile, in particolare nella Capitale, ma spiace che un'occasione celebrativa riguardo un compositore che tanto ha dato al nostro Paese sia stata in parte sciupata. Comunque sia, la serata è stata indubbiamente appagante. La piccola cubana deriva dal ripensamento in chiave politica delle categorie estetiche che governano il pensiero di Henze, e si nutre dell'esperienza diretta maturata durante due soggiorni sull'isola caraibica. L'opera, definita vaudeville in cinque scene su testo di Hans Magnus Henzensberger, a sua volta tratto dal romanzo Canción de Rachel di Miguel Barney, emana umori densi di esotismo e intrisi di ironia. Al suo interno è racchiuso l'ipnotico incedere delle musiche isolane, assieme a suggestioni atmosferiche mutevoli. La partitura è impastata con l'acqua salmastra e con i capricci temporaleschi dei tropici. Forme popolari latinoamericane, spunti jazzistici e modi colti si intrecciano in una selva inestricabile. Il tutto richiama alla mente l'esperienza teatrale di Brecht e Weill, la sua vocazione comunicativa. Protagonista l'anziana Rachel, la quale rievoca la propria avventurosa esistenza, non priva di molteplici ambiguità, di fronte alla domestica Ofelia. I tumulti della rivoluzione cubana echeggiano nella narrazione, mentre la protagonista racconta gli eventi in un salotto ingombro di oggetti legati alla sua vita trascorsa. Il rapporto fra musica e parola assume particolare pregnanza. Nella visione di Henze il teatro è impegno politico e sociale, mentre la musica si fa linguaggio. Funzionale la messa in scena pensata da Michael Kerstan, con il salotto da un lato e la piccola orchestra dall'altro, mentre l'azione si svolge in massima parte nel mezzo. Pochi elementi definiscono l'ambiente, dai sordidi teatri destinati a prematura chiusura, al circo votato all'esibizione delle più disparate stranezze. A tale proposito possono venire alla mente le atmosfere della Lulu di Alban Berg, quel senso di alienazione che culmina nell'esibizione circense. In una serie di flashback, Rachel ripercorre il suo cammino, dalle prime esperienze come ballerina allo squallido mondo della prostituzione, dallo striptease agli ultimi fuochi di una carriera ormai sul viale del tramonto. Rachel è una outsider, come emarginato appariva Henze all'epoca, punito dal sistema per aver infranto i suoi meccanismi predefiniti, aspirando a un'assoluta libertà creativa.

La presenza di Rolan Böer garantisce l'alto livello dell'esecuzione musicale. Lo stuolo dei musicisti del Cimarrón-Ensemble & Friends asseconda l'eclettismo della partitura con esemplare chiarezza. Riguardo il cast, ognuno interpretava una pluralità di ruoli. Flávia Stricker è una Rachel dalla presenza scenica colma di sensualità, sempre vocalmente adeguata al ruolo. Bravo anche il tenore Stuart James Patterson nelle sue molteplici incarnazioni, a cominciare da quella di Eusebio, ricco spasimante della ballerina, e del protettore Yarini. Apprezzabili, infine, Julia Deit-Ferrand (Lucile, Rosita, clown, ecc.) e Robert Koller (critico, direttore del circo, senatore, ecc.). Una menzione meritano le attrici Jeannine Hirzel, che impersonava la vecchia Rachel, e Johanna Dähler nei panni di Ofelia. I presenti hanno dimostrato tutto il loro apprezzamento.

Definito Recital per quattro musicisti, El Cimarrón narra la storia dello schiavo Esteban Montejo, tratta da un libro dello scrittore cubano Miguel Barnet. Il testo e il particolare trattamento strumentale e vocale operano una strategia didattica, volta alla persuasione dello spettatore. Il messaggio politico risalta in tutta la sua evidenza. L'anelito libertario viene esplicitato dalle tecniche improvvisative e dai procedimenti aleatori presenti nella partitura. L'espressività gestuale, sia da parte degli strumentisti che per quanto concerne il protagonista, la frammentarietà del materiale e l'eliminazione di qualsiasi distinzione fra livello alto e livello popolare indicano una precisa scelta estetica. Henze, ancora una volta, marca la sua distanza dalle avanguardie coeve, la sua ambizione di edificare un teatro narrativo nel quale suono e parola risultino in perfetta simbiosi. La scrittura evoca la natura rigogliosa e il sudore degli schiavi, condannati all'eterno lavoro nelle piantagioni di canna da zucchero, i tumulti e le lotte per la conquista della libertà. Toccante la sequenza finale, tratteggiata con sonorità sempre più esili ed evanescenti, mentre l'eroe prefigura futuri conflitti. Essenziale ancor più che nella Piccola cubana la messa in scena. Kerstan opta per un palcoscenico vuoto, ingombro solo degli strumenti, che sono parte integrante della narrazione, di un tavolo e di una sedia. Uno spettacolo totalmente concentrato sui mezzi utilizzati dal compositore, di grande impatto emozionale. Bravi i musicisti, anche nell'essere parte attiva nell'azione scenica. Eccellente Robert Koller nell'arduo ruolo dello schiavo, impegnato da una vocalità del tutto particolare, articolata su un declamato continuamente spezzato da sonorità falsettistiche e inconsuete. Anche in questo caso la sala, almeno in occasione della recita del 22 maggio, è rimasta purtroppo piuttosto spoglia di pubblico. Nonostante ciò, il teatro di Henze mostra ancora oggi tutta la sua attualità, la sua capacità di toccare le tematiche sensibili del nostro tempo.

Riccardo Cenci

21/5/2026

La foto del servizio è di Fabrizio Sansoni.