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Bruckner, gigante della Sinfonia

di Piero Buscaroli

«Ce livre n'a pas été fait, il a été récolté». Così forse avrebbe dovuto iniziare Jean Santeuil, l'incompiuto protoromanzo di Proust. L'interessante prefazione di Luigi Ferrari a Bruckner, gigante della Sinfonia, Bietti Editore, finito di stampare nel novembre 2023 e per ora, che io sappia , la più recente pubblicazione italiana su Bruckner, fa pensare a questo incipit. Questo perché

Tra il 1985 e il 1987 il Teatro Comunale di Bologna programmò un ciclo di concerti aventi come oggetto l'integrale delle Sinfonie di Bruckner (non tutte e nove, ma tutte e undici, comprese la Zero e la Doppio Zero), più tre composizioni sacre, la Messa in mi minore, l'Ave Maria per coro a sette voci e il Te Deum. Un progetto ardito e colossale, data la vastità d'impianto, la durata, l'impiego di risorse e direttori del calibro di Mehta, Sinopoli e Chailly, e la scelta di presentare un autore all'epoca quasi sconosciuto in Italia, per giunta non con un brano o due ma con l'intero suo corpus sinfonico.

In occasione del bicentenario della nascita di Bruckner (1824-2024), Luigi Ferrara e Carlo Fontana rispolverano, ordinano e raccolgono i programmi di sala che Piero Buscaroli (1930-2016) stilò per quei concerti, dando loro forma di libro. (Anche questo fu all'epoca un azzardo: affidare a un uomo dichiaratamente di destra testi per la rossa Bologna. Ne parla Carlo Fontana nella postfazione, Testimonianza).

Nel susseguirsi dei tredici capitoli, trecento pagine circa, il Bruckner sinfonico viene spiegato e dipanato non nelle sue pieghe tecniche, ché di tecnico c'è poco o nulla (scordiamoci analisi formale, note di strumentazione, rapporti armonici o altro), ma nei risvolti storici, biografici e personali, esposti con un linguaggio accessibile, semplice ma non semplicistico, data la destinazione, direi quasi discorsivo, un pregio che rende il libro un utile strumento per avvicinarsi a una musica e un autore spesso problematici.

I concerti non seguirono l'ordine cronologico delle composizioni; i programmi annessi, che avevano il compito di guidare l'ascoltatore passo passo, non procedono quindi secondo una scansione temporale lineare, ma fanno un andirivieni lungo le traversie delle scritture e riscritture delle Sinfonie, processi e ripensamenti compositivi che si snodano anche attraverso decine di anni. Quando invece ce livre a été récolté, i curatori li hanno disposti in ordine cronologico, mondandoli da qualcuna di quelle ripetizioni che giocoforza il tornare e ritornare sugli stessi argomenti richiedeva, soprattutto per il pubblico non interessato a seguire tutti i concerti uno dopo l'altro.

Così ricomposti, i capitoli vengono ad assumere una loro organicità nella quale è possibile seguire un tracciato biografico, che enuclea i tre grandi cicli creativi di Bruckner, intervallati dalle fasi di riscrittura e rielaborazione. Emergono anche molti tratti umani del compositore, le nevrosi, le incertezze, la quotidianità, dai picnic in campagna coi suoi allievi ai balli in società, con tanto di carnet de bal, dagli scontri con Brahms, Hanslick e von Bülow all'amicizia con Wagner e Liszt, e alle ripercussioni che la dedica della Terza al «maestro dei maestri» ebbe sull'accoglienza viennese delle sue prime opere, sino alla consacrazione finale quale compositore osannato da critica e pubblico.

Certo, per quanto detto prima, l'impressione è di una narrazione a tratti tortuosa, labirintica, ma comprensibile quando si tenga presente l'origine del libro e qualche data cardine.

Non una biografia stricto sensu, quindi, né una disamina formale del lascito sinfonico bruckneriano: un ibrido, piuttosto, da considerare quale agile cerniera aperta su entrambi i fronti. Consigliato.

Christian Speranza

20/5/2024