RECENSIONI
-

_ HOMEPAGE_ | _CHI_SIAMO_ | _LIRICA_ | _PROSA_ | _RECENSIONI_| CONCERTI | BALLETTI_|_LINKS_| CONTATTI

direttore responsabile _ Giovanni Pasqualino_


 

 

 

 


 

Bychkov e Ax a S. Cecilia

Il classico e il monumentale

Se c'è un qualcosa che accomuna due opere diversissime come il Concerto K482 di Mozart e la Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss è l'attenta ricerca timbrica, che nel primo caso origina suggestive velature notturne mentre nel secondo, all'interno di una materia sonora colossale e dal rilievo scultoreo, ritaglia paesaggi di pittorica suggestione. A questo deve aver pensato Semyon Bychkov nel confezionare il programma presentato in tre diverse serate a S. Cecilia (la presente recensione si riferisce a quella del 23 maggio scorso). Il musicista russo naturalizzato statunitense ci è sempre parso un poco sottostimato dalla critica, mentre a giudizio di chi scrive merita un posto di assoluto rilievo in una ipotetica gerarchia direttoriale. Qualità che ha dimostrato pienamente nell'appuntamento ceciliano, se mai ce ne fosse stato bisogno. Nel Concerto di Mozart plasma il suono a mani nude, cesellando le preziosità delle quali l'opera è ricca. L'esecuzione elude qualsiasi leziosità per illuminare di premonizioni romantiche il clima sonoro.

Solista Emanuel Ax, il quale non necessita di presentazioni. Nato a Leopoli ma trasferito da bambino in Canada ha alle spalle una carriera formidabile, caratterizzata da un'attitudine speciale verso la musica da camera che gli permette di dialogare con l'orchestra in modo fluido e brillante. D'altra parte, siamo di fronte a un Concerto scritto durante la composizione delle Nozze di Figaro, dalle quali assorbe l'estrema varietà dei modi e degli accenti. Ax ha evidenziato un pianismo cristallino, nitido ma mai algido, mentre l'orchestra è apparsa un po' troppo sbilanciata verso il versante romantico, forse già presaga delle successive atmosfere straussiane. Bis chopiniano, il Valzer in la minore op. 34 n. 2, richiesto a gran voce dal pubblico presente in sala. Affine per certi versi alla pittura atmosferica di Kaspar Friedrich, la Sinfonia delle Alpi è un immenso affresco dedicato alla natura, ma nello stesso tempo adombra il compiersi di un ciclo vitale. Dalla notte, all'ascesa in vetta, fino al rientro nel grembo oscuro, l'opera evidenzia ambizioni che vanno al di là della semplice esibizione muscolare dell'orchestra. Come nell'opera visiva del pittore tedesco luce e ombra, vita e morte si mostrano nei dettagli paesaggistici, in un tessuto architettonico dalle valenze simboliche e non immune da tentazioni allegoriche. Lungi dal crogiolarsi nel gigantismo sonoro, Bychkov analizza la trama orchestrale con ammirevole chiarezza, conducendo l'ascoltatore fino al climax centrale e poi di nuovo giù, nel grembo della notte. L'impressione conclusiva è quella di un viaggio non solo fisico, ma anche immaginario. Addentrandosi nei boschi e aspirando alle altezze più inattingibili, Strauss esplora l'anima umana, i suoi aneliti e le sue fragilità. Il pubblico presente ha tributato un vero trionfo ai protagonisti.

Riccardo Cenci

28/5/2026

La foto del servizio del servizio è di Lisa Marie Mazzucco.