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Un Requiem di gran classe 
Giuseppe Verdi fu un grande ammiratore di Alessandro Manzoni fin dalla giovinezza, tant'è che mise in musica i versi del Conte di Carmagnola e del Cinque maggio, brani purtroppo andati perduti perché distrutti con altre composizioni giovanili dallo stesso musicista. I due grandi artisti si conobbero personalmente il 30 giugno del 1868 a casa del creatore de I promessi sposi e lo stesso Verdi in una lettera all'amica Clara Maffei scrive con grande pathos: “Come spiegarvi la sensazione dolcissima, indefinibile, nuova, prodotta in me alla presenza di quel Santo, come voi lo chiamate? Io me gli sarei posto in ginocchio dinanzi, se si potessero adorare gli uomini”. Dopo la morte di Manzoni Verdi concepì e portò a termine una Messa da Requiem dedicata proprio alla sua memoria che venne rappresentata per la prima volta presso la chiesa di san Marco a Milano in 22 maggio del 1874, sotto la direzione dello stesso compositore. Venerdì 16 ottobre 2026 (replica sabato 17 ore 17,30), presso il teatro Metropolitan di Catania, ha avuto luogo l'inaugurazione della Stagione 2026/2027 di Concerti del Teatro Massimo Bellini, attualmente inagibile per motivi di restauro e manutenzione, proprio con la Messa da Requiem, la monumentale, imponente e scultorea partitura verdiana per soli, coro e orchestra diretta da Fabrizio Maria Carminati. Fin dall'inizio il sapiente conduttore bergamasco ha saputo insufflare nella composizione quello che può considerarsi il pensiero fondamentale di Giuseppe Verdi sulla morte, cioè l'assunzione di una sua duplicità metafisica non risolta che vede da un lato una posizione agnostica, razionale negazione dell'aldi là, e dall'altro una fede altrettanto incrollabile nell'umanità, nella sua sopravvivenza e nella sua finalità come specie. Insomma un pensoso enigmatico pessimismo che tuttavia sembra aprire ad un concreto, speranzoso ottimismo. Interpretazione quella di Carminanti sempre composta, equilibrata, bilanciata e ben proporzionata sia nelle sue varie sezioni che nel suo insieme.
Il coro, addestrato con estremo impegno e avvedutezza da Gianbartolo Porretta, riusciva a creare un ricco, fruttuoso e proficuo dialogo con l'orchestra forgiando una vera e propria dialettica fonatoria (specialmente negli innesti contrappuntistici e polifonici) di estrema eleganza e raffinatezza, atta a far risaltare e traboccare l'emotività solenne e ieratica della monumentale pagina.
Le quattro voci solistiche impegnate nell'interpretazione si sono rivelate sicuramente all'altezza del loro compito. Il tenore Marco Ciaponi ha saputo presentare in modo quanto mai convincente l'Ingemisco, pagina di singolare avvenenza che è inserita come una vera e propria aria da chiesa, pacata e tranquilla, dalla quale si sprigiona un grande senso di calma e serenità. Il basso Carlo Lepore ha affrontato la parte riservata al suo registro già da Mors Stupebit con risoluta timbratura vocale che troverà forza emotiva nell'implorazione Confutatis maledictis cantata con il coro. L'eccellente cantante russa Polina Shamaeva, già dalle prime inflessioni sulle note del Liber scriptus è riuscita ad affascinare per la sua voce di mezzo-soprano lirico o centrale che dir si voglia, manifestando vieppiù la sua eccellenza artistica nelle sezioni Quid sum miser e nel suggestivo e dolorante Recordare, dove la sua discorsività fonica piena e calda, densa di pathos, si è mossa in modo quanto mai agile e disinvolto, specie nell'intera zona centrale. Il soprano iraniano Forooz Razavi ha impresso la sua vigorosa zampata tecnico-espressiva nel corso di tutta la composizione ma ha davvero rifulso per maestria ed ha commosso l'intero uditorio nell'esecuzione di una di quelle che è da considerarsi una delle punte di diamante del Requiem verdiano, cioè la sezione finale Libera me. Davvero numeroso il pubblico intervenuto all'inaugurazione, che ha tributato prolungatissimi ed entusiastici applausi e ovazioni a tutti gli interpreti. Se il buon giorno si vede dal mattino, la stagione 2026/2027 dovrebbe riservarci ulteriori gradevoli sorprese.
Giovanni Pasqualino
17/10/2026
La foto del servizio è di Giacomo Orlando.
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